BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA/ Il giurista: Senato da "buttare", ora serve un capo dello Stato più forte

Infophoto Infophoto

Il vero problema è che non c’è chiarezza sul sistema elettorale del Senato, che di fatto con la nuova formulazione è rinviato all’attuazione del legislatore ordinario. L’assetto rischia quindi di cambiare di molto rispetto a quello attuale. Il vero cambio epocale sarebbe quello dell’elezione indiretta secca dei senatori: è questa la soluzione che auspico. Nel momento in cui c’è l’intermediazione dei partiti, è chiaro che si rischia di fare del Senato delle autonomie una barzelletta.

 

Questa riforma è salvabile, sia pure con delle modifiche, o è sbagliata alla radice?

Per quanto riguarda la forma di governo, è salvabile sia pure con qualche assestamento. In tutto il mondo non esiste infatti un sistema così farraginoso come il nostro. Il presidente del Consiglio nel nostro ordinamento ha dei poteri molto forti dal punto di vista dell’indirizzo politico. E’ un paradosso quindi che il premier non possa avere la garanzia che determinati provvedimenti, una volta portati in Parlamento, siano approvati entro una certa data. Condivido molto quindi la parte della riforma che rafforza i poteri del presidente del Consiglio, sia pure individuando determinati contrappesi.

 

Quale parte invece non è salvabile?

Quello che non condivido è la modalità di elezione del Senato. Di fatto noi avremo un Parlamento monocamerale, e quindi tanto valeva abolire il Senato del tutto. Invece non avremo né una vera camera delle autonomie, né un Senato che vota la fiducia. Sarebbe stato quindi meglio un monocameralismo, aumentando la Camera di un certo numero di membri. Con questa via di mezzo si creano solo un sacco di problemi.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.