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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Renzi alza la posta e "chiama" Berlusconi

Renzi va nel salotto di Fabio Fazio e evita proclami roboanti. Ma è costretto a concedere le primarie a Roma e snocciola promesse su tutti i fronti. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Ci mancava solo il caso Marino a rendere ancora più scivolosa una situazione già di per sé delicata e complessa. Della selva di difficoltà che si trova di fronte Matteo Renzi si rende perfettamente conto, ma reagisce facendo quello che sa far meglio, rilanciare la posta sempre più su.

Va in televisione il premier segretario, sceglie il salotto più comodo per lui, quello di Fabio Fazio, ma si fa guardingo, non si sbraccia in proclami roboanti. Si produce però nella conferma del suo ormai lunghissimo rosario di promesse. L'implosione della giunta di Roma ha lasciato il segno, non può nasconderlo, ma delude quanti pensano che questo possa essere il "de profundis" delle primarie. Renzi infatti scandisce la convinzione che non potrà essere lui da solo a scegliere il portabandiera del Pd alle elezioni di primavera: "sceglieranno i romani", assicura, senza entrare nel dettaglio. Quel che è certo ai suoi occhi che si è rotto il rapporto di fiducia fra il sindaco e la città. E che margini di recupero proprio non ce ne sono.

Manca qualsiasi riferimento all'ipotesi di uno slittamento di un anno del voto capitolino, scelta che forzerebbe le regole più in nome del tentativo di evitare una sconfitta probabile che per via del Giubileo della Misericordia. Del resto, un provvedimento ad hoc per rinviare il voto a Roma solleverebbe non solo un gran polverone parlamentare, ma anche fortissime perplessità del Quirinale, perché non sarebbe certo facile da digerire uno così smaccato cambio delle regole del gioco a partita ormai in corso.

Parla anche di Milano, Renzi, ammette di non essere riuscito a convincere Pisapia a ripresentarsi, ma si concentra soprattutto sui contenuti della legge di stabilità prossima ventura. Assicura che ci sarà una riduzione delle tasse vera (sulla casa e sulle imprese), senza giochi di prestigio (taglio da una parte e aumento da un'altra), che si affronterà in maniera definitiva il problema degli esodati, ma anche di chi vorrebbe andare in pensione un po' prima dell'alta anzianità prevista dalla riforma Fornero. Promette la riforma della cittadinanza con l'introduzione dello jus solii e la legge sulle unioni civili, riducendo al solo tema delle "stepchild adoptions" i motivi di divisione dentro il Pd e fra i democratici e l'area cattolico moderata della coalizione.

Tutto semplice e lineare. Tutto a portata di mano, almeno nelle parole del premier. Assicura che i soldi per fare tutte queste cose ci sono, che verranno dalla lotta all'evasione fiscale e dal rientro dei capitali dall'estero, oltre che dalla flessibilità consentita dall'allentamento del rigore europeo. Bisognerà vedere se i conti torneranno, quelli economici che Padoan cerca di tenere sotto controllo, e quelli politici.