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DIETRO LE QUINTE/ Cosa nascondono le sparate di Salvini?

Pubblicazione:martedì 13 ottobre 2015

Matteo Salvini (Infophoto) Matteo Salvini (Infophoto)

La sua posizione d'altra parte è abbastanza chiara: sta giocando il tutto per tutto sulla Lega, ma anche su se stesso. Ha cambiato linea al partito senza neanche l'ombra di un avallo congressuale, trasformandolo da federalista e/o secessionista a nazional-populista, e si è impegnato a fare l'anti-Renzi dedicandosi alla parte del "diversamente Matteo". 

L'ha fatto contando sullo squagliamento dell'ormai fu-Pdl, e sul mix di rabbia, paura e frustrazione che attraversa un segmento rilevante dell'opinione pubblica. Ma adesso sembra aver fatto il pieno, fermandosi a catalizzare l'area della protesta, senza riuscire a intercettare almeno in parte quello della proposta. E rischia di finire in un vicolo cieco: il suo 14 per cento, da solo, è come il 10 per cento della stagione d'oro di Bossi, quella del 10 per cento nel 1996; destinato a finire nel freezer della politica.

La speranza di Salvini è palesemente quella di diventare il riferimento di un nuovo centro-destra, approfittando dell'ormai prossimo capolinea di Berlusconi, ma si illude: se il termine di paragone più credibile è quello con la Francia, il suo posizionamento può essere quello di una Le Pen, non di un Sarkozy. Perché una parte significativa dell'elettorato moderato preferirà comunque distribuirsi tra Renzi (in parte minore) e l'astensione. E a quel punto, il "diversamente Matteo" rischierà di trovarsi a dover fare i conti anche in casa propria, dove un Maroni tutt'altro che scomparso sembra già cominciare a prendere le distanze dal decisionismo solitario del segretario. Che forse si è illuso di poter proporre il bis di un autorevole precedente storico: sottovalutando il fatto che il Vangelo secondo Matteo è unico e irripetibile.



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