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RIFORMA SENATO/ La vittoria di Pirro del governo Renzi

Giorgio Napolitano (Infophoto) Giorgio Napolitano (Infophoto)

Ora, i vizi della classe politica sono stati gli stessi sia a livello locale e regionale che a quello statale. Un buon numero di deputati e senatori sono stati arrestati e se da ultimo l'autorizzazione non è stata concessa, è solo perché si rischiava di fare "saltare il banco". Non pochi sono stati gli scandali di corruttela dell'amministrazione statale, ad esempio al Mit, e il nodo della spesa pubblica si proietta sull'altro versante della riforma: il regionalismo e la forma di Stato.

Non basta sopprimere le province per riordinare la Repubblica; anzi, sinora è stato il caos. Inoltre, è noto che il problema dell'efficienza non risiede nella legislazione, bensì nell'amministrazione pubblica.

La riforma del regionalismo è stata fatta apportando modifiche al riparto delle competenze legislative, tutte nel senso del (neo)centralismo, ma non erano necessarie e saranno perfettamente inutili sinché si ignorerà il nodo dell'amministrazione. Infatti, il più resta da fare ed è la riforma dell'amministrazione statale che assorbe circa il 60 per cento della spesa pubblica, mentre con la parte restante i Comuni mantengono i servizi cittadini e le Regioni finanziano la sanità, i trasporti locali, l'assistenza sociale e alcune politiche pubbliche di cui lo Stato da tempo non si occupa come il turismo, i rifiuti, le energie rinnovabili, eccetera. 

Nell'insieme, come si vede, la riforma costituzionale risolve troppi pochi problemi e potrebbe generare o mantenere ancora troppi problemi. 

Tutto ciò verrà fuori soprattutto nel dibattito in vista del referendum costituzionale. Ecco perché la riforma sarà in bilico sino all'ultimo e, se non saranno chiariti i contorni e le dinamiche di attuazione, correrà il rischio di cadere come accadde già a quella deliberata, in modo unilaterale, dal centrodestra nel 2006. 

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