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CAOS PD/ Giorgis: la manovra? Renzi pensa al consenso e dimentica la crescita

Pubblicazione:lunedì 19 ottobre 2015

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“E’ una legge di stabilità che non risponde alle esigenze più basilari del nostro sistema economico: combattere la povertà, rilanciare i consumi e contrastare l’evasione fiscale”. E’ la denuncia di Andrea Giorgis, deputato del Pd e professore ordinario di diritto costituzionale nell’Università di Torino. L’onorevole dem dà voce ai mal di pancia sulla finanziaria molto diffusi all’interno del partito. Ma anche tra chi rimane c’è scontento, tanto è vero che sta circolando un documento sulla “deriva del Partito democratico” scritto dall’onorevole Carlo Galli. La stessa Cecilia Guerra, ex viceministro, ha dichiarato: “Maldipancia sulla legge di stabilità ne abbiamo tutti, e anche molto forti. Alcune sono scelte estranee al nostro credo di sinistra e faremo una battaglia senza sconti. Ma restando nel Pd”.

 

Onorevole Giorgis, perché questa manovra ha creato così tanti malumori nel Pd?

La legge di stabilità deve essere discussa e alcuni contenuti andrebbero riconsiderati. Ci sono delle scelte che non corrispondono all’interesse generale. Per esempio l’innalzamento del tetto all’utilizzo del contante non porterà alcun beneficio per la crescita economica. In Italia abbiamo un problema di evasione molto grave e bisogna cercare in tutti i modi di contrastarlo. Ricordo che negli anni passati si avanzarono proposte di restrizioni ben più significative.

 

Finalmente il governo torna a tagliare le tasse. Lei è soddisfatto?

L’abbassamento delle tasse può avere effetti positivi sul rilancio dell’economia, ma la domanda è quali tipi di tasse e per chi vadano tagliate. Il problema è sostenere i consumi interni, e per farlo bisogna aumentare il potere d’acquisto di quanti stentano ad accedere ai beni essenziali. L’abolizione così indifferenziata di Imu e Tasi rischia quindi di non produrre nessun vantaggio per i consumi.

 

Lei come cambierebbe la norma?

Meglio ridurre le tasse sugli immobili in modo selettivo solo per coloro che hanno abitazioni di modesto valore e condizioni economiche più difficili. Con le risorse risparmiate è possibile attivare forme di contrasto alla povertà e incrementare gli investimenti per servizi e infrastrutture.

 

Ma così non si rischia di punire una famiglia del ceto medio che investe i suoi risparmi in una seconda casa?

Questo non è nelle mie intenzioni, e proprio per questo credo che sia stato un errore rallentare il percorso di riforma degli estimi catastali. Il disegno di legge era una modalità per riportare a maggiore equità l’imposizione fiscale. Il nostro obiettivo non è quello di inasprire la tassazione su chi ha un reddito medio-basso e ha fatto un investimento attraverso l’acquisto di una casa. Il problema è verificare se ci sia un qualche vantaggio complessivo per chi ha immobili di consistente valore. In quel caso un piccolo sacrificio si traduce in un vantaggio generale.

 

Il Fondo Sanitario Nazionale nel 2016 sarà di 111 miliardi di euro, un solo miliardo in più rispetto al 2015. Condivide questa scelta?


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