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IL CASO/ La nuova Costituzione di Renzi? Un'operazione contro l'Italia

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Giorgio Napolitano (Infophoto)  Giorgio Napolitano (Infophoto)

Il Senato, allo stesso modo, sconterà una rissosità originata dall'eterogenea provenienza dei relativi componenti (consiglieri regionali, sindaci e di nomina presidenziale). Questi risultano doppiamente penalizzati rispetto ai più fortunati colleghi deputati: non solamente sono stati trattati dalla riforma alla stregua di dopolavoristi a titolo gratuito, ma sono stati pure chiamati a competere in una confusa e costosa consultazione elettorale (risultando eletti con un sistema di rappresentanza semidiretta con ratifica dei consigli regionali); previsione, quest'ultima, che mal si concilia con la tanto declamata natura solo territoriale del Senato, riaffermando piuttosto la piena signoria dei grandi partiti nazionali sull'intero Parlamento.

La tratteggiata rissosità parlamentare di tipo politico (minoranze vs. maggioranza), personale (eletti vs. nominati) e istituzionale (territori vs. nazione) avrà così un percorso carsico, destinato a emergere in occasione di particolari tornanti storici, esondando e travolgendo i già precari equilibri fra i poteri costituzionali.

E' il caso, ad esempio, del ginepraio dei ben nove procedimenti legislativi variamente ripartiti fra le Camere. La riforma dispone che, in caso d'incertezza, la relativa competenza sia concretamente individuata dai Presidenti delle stesse attraverso lo strumento dell'"intesa" (art. 70, comma 6), previsto tuttavia senza alcun'altra alternativa e senza norma di chiusura; con la conseguenza che nelle varie situazioni conflittuali il mancato conseguimento o il contestato contenuto di una simile "intesa" sarà suscettibile di puntuali e inesauribili contenziosi innanzi alla Consulta.

E' il caso dell'elezione del Presidente della Repubblica. La riforma prevede che dopo il settimo scrutinio il Presidente sia eletto dalla maggioranza dei tre quinti dei soli votanti e non più degli aventi diritto al voto (art. 83, comma 3). La previsione, tuttavia, si espone a un duplice grave rischio: per un verso, in caso di vertiginosa riduzione del quorum dei grandi elettori, il rischio è quello di eleggere un Presidente delegittimato dai pochi voti ricevuti, sì da non poter esercitare effettivamente quel ruolo di garante dell'equilibrio dei poteri già variamente dimidiato dalla stessa riforma; per altro verso, in caso di conflitto continuo fra maggioranza e opposizione, il rischio è quello di originare una situazione di stallo istituzionale senza fine, sempre foriero di gravi pericoli per la tenuta democratica del sistema (basti pensare che un'analoga situazione di stallo fu sbloccata nel 1992 con la strage di Capaci e con la conseguente elezione del già ministro dell'interno e all'epoca presidente del Senato, Oscar Luigi Scalfaro).

E che dire dello "stato di guerra", la cui deliberazione è stata affidata dalla riforma alla maggioranza assoluta della Camera (art. 78), vale a dire alla decisione del solo e incontrastato leader di partito e di governo, in assenza di qualsiasi effettivo contropotere?

E che dire dell'amnistia, la cui concessione è deliberata dai due terzi dei componenti della sola Camera (art. 79), con la conseguenza di consentire al leader di partito e di governo di amnistiare la propria forza politica, una volta trovati in Aula i restanti voti occorrenti (appena 80); del resto, sulla fluttuabilità dei voti parlamentari l'esperienza dovrebbe pure insegnare qualcosa!



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COMMENTI
23/10/2015 - Chi è la madre? (Luigi PATRINI)

Giusta osservazione, Valentina! Ma se Napolitano è il padre nobile della riforma, come riconosce la Boschi, chi è la madre?

 
22/10/2015 - ingenuità? (Valentina Timillero)

Ottimo articolo. Illuminante. Signor Patrini, scusi se mi permetto: lei dice: "Ma Napolitano non poteva intervenire prima?" Provi, per un attimo, di ribaltare la prospettiva. Come tutti sanno, la Boschi ha fatto di lui il "padre" nobile della riforma. Solo nobile, oltre che padre? Si chieda (chiediamoci) piuttosto che parte ha Napolitano in quanto accaduto. E' LUI il vero rottamatore della Costituzione del '48. Per farlo aveva solo bisogno di uno scout al governo.

 
22/10/2015 - Ma nessuno se n'è accorto? (Luigi PATRINI)

Concordo con l'analisi puntuale e con le preoccupazioni che sono suscitate. Ma Napolitano - mi chiedo - non poteva intervenire prima? E con tutti i sapientoni che siedono in Parlamento, possibile che nessuno abbia avuto il coraggio di pensare seriamente al Bene del Popolo italiano? Possibile che tutti questi "sapientoni"(?) sappiano pensare solo ai loro interessi personali o di parte e non abbiano il senso dello Stato? Le prospettive non sono affatto rosee: finalmente sono dette con chiarezza e forza. Ma come se ne uscirà? Dobbiamo sempre contare sull'aiuto della Provvidenza? Come è possibile essere finiti in tale ginepraio?