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SCENARIO/ Da Chiamparino a Roma, tutti i "no" che bocciano Renzi

L’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, sa cosa vuol dire per il bilancio di un Comune il fatto di vedersi privato del gettito Imu. Un'altra grana per Renzi. GIANFRANCO PASQUINO

Sergio Chiamparino (Infophoto) Sergio Chiamparino (Infophoto)

Le dimissioni di Chiamparino, il caso Marino e i ritardi della legge di stabilità rendono la vita più difficile al governo Renzi. Nel primo caso il governatore del Piemonte si è dimesso da presidente della Conferenza delle Regioni, anche se le dimissioni sono per ora congelate su richiesta degli altri governatori. Chiamparino ha però spiegato che le sue motivazioni ufficiali non sono i tagli alla sanità contenuti nella legge di stabilità, bensì il giudizio negativo fornito dalla Corte dei conti sul bilancio della Regione Piemonte. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, intanto sembra voler andare al braccio di ferro in consiglio comunale. Mentre la legge di stabilità ha già accumulato sei giorni di ritardo. Ne abbiamo parlato con il politologo Gianfranco Pasquino.

Che cosa significano per Renzi le dimissioni di Chiamparino?

Certamente ci sono dei buoni motivi per queste dimissioni perché la legge di stabilità mi sembra abbastanza controversa sui punti più rilevanti, in primo luogo sul taglio della tassa sulla casa. Una figura come Chiamparino, che ha avuto dei doveri istituzionali come sindaco, sa che cosa vuole dire per il bilancio di un Comune il fatto di vedersi privato di quel gettito. Forse Chiamparino ha da ridire anche sul tetto all’utilizzo del contante elevato a 3mila euro. Le Regioni del resto hanno da ridire pure sulla riforma del Senato.

Il fatto che le critiche vengano da un renziano come Chiamparino significa che la legge di stabilità non convince neanche le figure più vicine al premier?

Non so fino a che punto Chiamparino possa essere definito renziano, perché ha una sua struttura politica personale da ormai almeno 20 anni.

Veniamo alla legge di stabilità. Da dove nascono i ritardi nell’iter della manovra?

E’ l’intero governo che sta lavorando all’insegna dell’improvvisazione, la vera cifra dominante di quanto il presidente del Consiglio ha fatto finora. Annuncia, dice, propone, suggerisce, e poi corregge ripetutamente in corso d’opera tutti i provvedimenti. Questo dunque non mi stupisce affatto, anche se non è un giorno in più o in meno a fare la differenza. E’ la sostanza che deve cambiare.

Secondo lei che cosa non va?

In primo luogo sono contrario all’abolizione delle tasse sulla casa, come pure alla scelta di elevare la quantità di contante utilizzabile da mille a 3mila euro. La commissione Ue ha più volte ribadito che, nell’abbassare le tasse, bisogna avere come obiettivo un aumento dell’occupazione. La riduzione dell’imposizione fiscale non deve essere cioè fine a se stessa.

Questa è una legge di stabilità di destra o di sinistra?