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Politica

GIORNALI/ Cosa c'è dietro gli editoriali di Mieli sul vecchio Corrierone?

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Non è una novità che si dica, da tempo, che via Solferino sia un obiettivo di Murdoch, così come da tempo si diceva che la Rizzoli libri stava nel mirino della Mondadori. A ben guardare è l'opacità di Milano (nonostante l'ultimo exploit positivo dell'Expo e l'affermazione consolidata di grandi marchi in alcuni settori) che si riflette sulla proprietà di via Solferino e inevitabilmente sull'opacità del giornale, che ha rappresentato per più di un secolo la borghesia del nord-ovest italiano. Nessuno ha intenzione di attribuire colpe specifiche al nuovo direttore, Luciano Fontana, e nemmeno ai direttori di questi anni. Ferruccio De Bortoli è uscito da via Solferino spiegando senza tante metafore la sua posizione sul nuovo presidente del Consiglio, Matteo Renzi, definendolo un "maleducato di talento". E non si è risparmiato con altre dichiarazioni in seguito: "E' un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra".

In fondo, De Bortoli ha rivendicato una posizione netta di un grande organo di stampa, che ha il prestigio e l'autorevolezza per dirlo. Ma probabilmente era un "ultimo fuoco" dopo anni di lento scivolamento. Adesso, nei confronti del governo, ma non solo, il Corriere sembra galleggiare. Ci sono le puntualizzazioni costituzionali di Michele Ainis. I consigli economici del duo Giavazzi&Alesina. I chilometrici fondi di Ernesto Galli della Loggia. In questi giorni, dopo la pratica Rizzoli libri, è tornato a scrivere con una certa assiduità Paolo Mieli, l'ex direttore. Anche lui suggerisce. E la sua presenza da qualcuno è scambiata come una "direzione ombra". Martedì, in un fondo lungo e dotto, ha suggerito ai fans del Movimento 5 Stelle di operare una Bad Godesberg della loro "ideologia" piuttosto complottarda.

Che cosa il movimento di Grillo e Casaleggio possano avere in comune per un cambiamento di tale tipo, paragonabile a quello di uomini come Willy Brandt e Helmut Schmidt nel 1957 nei confronti del marxismo, è difficile immaginarlo, se non con un paragone forzato dovuto a motivi di citazionismo intellettualistico. In fondo, si comprende che anche Mieli aspetta e galleggia, pensando forse alle occasioni perdute. Sponsorizzò Prodi nel 2006, che poi naufragò. Ha lanciato una grande operazione editoriale, "La casta", nel 2007, che sembra andata tutta a beneficio dei grillini, che oggi dovrebbero fare la famosa Bad Godesberg. Infine si è esibito in una sponsorizzazione di Gianfranco Fini nel 2009, che non sembra finita molto bene per lo stesso Fini. 

A guardare bene, dalla crisi epocale della stampa scritta, dalla crisi storica della proprietà del Corriere della Sera, dalle valutazioni azzardate di alcuni esponenti del giornale di via Solferino, nasce proprio il galleggiamento attuale — oppure, secondo alcuni maligni, il "panchinaggio". In sintesi, l'attesa, cioè, che arrivi qualcuno di importante a cominciare un'altra storia.

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