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SPILLO/ Le domande senza risposta sulla riforma delle province

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La concomitanza della scadenza per caricare i nomi dei dipendenti in sovrannumero e di quella per l'approvazione delle leggi regionali di riordino contribuisce a creare ulteriore confusione, come se quella già in atto non bastasse. Il decreto, peraltro, non contiene alcuna previsione espressa per regolare i casi nei quali le regioni decidessero di lasciare, in tutto o in parte, le funzioni alle province, come peraltro consente loro l'articolo 118, comma 2, della Costituzione. Il personale provinciale addetto a funzioni fondamentali che le regioni confermassero in capo alle province, a quel punto sarebbe da considerare in sovrannumero? E perché?

Mancano altre risposte a quesiti fondamentali. Le regioni potrebbero decidere di acquisire funzioni e personale provinciale, ma non c'è alcuna norma espressa che consenta loro di aumentare la propria dotazione organica di migliaia di posti. Gli unici riferimenti sono una circolare, la 1/2015 a firma congiunta del ministro della Funzione Pubblica e del ministro degli Affari regionali, e una norma dalla più che controversa interpretazione del Contratto collettivo nazionale di lavoro dell'1.4.1999. Un po' poco.

E se le regioni non adottino le leggi regionali di riordino entro il 31 ottobre? Il dl "enti locali" prevede che, allora, entro il 30 novembre dovrebbero rifondere alle province le spese da esse sostenute per la gestione delle funzioni non fondamentali. Ma, allora, se le province acquisiscono i finanziamenti della spesa per personale e servizi connessi alle funzioni non fondamentali, perché il personale dovrebbe continuare a considerarsi in sovrannumero?

Infine, rimane senza risposta un altro quesito, che riguarda i comuni e le altre amministrazioni. Alcune regioni, come il Veneto, si stanno effettivamente muovendo per riordinare in fretta le funzioni, oscillando tra l'idea di lasciare tutto alle province, oppure di prendersi direttamente tutte le funzioni provinciali. Ma, in entrambi i casi, per i comuni non vi sarebbe alcuna possibilità di acquisire personale provinciale mediante mobilità, almeno facente parte del territorio regionale. Non si capisce, allora, perché per quei comuni dovrebbe continuare a valere il blocco delle assunzioni, che da 10 mesi li strozza e impedisce loro di supplire alle carenze di organico.

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