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CASO ROMA/ Fassina: un errore le dimissioni in massa, Marino va sfiduciato

Pubblicazione:venerdì 30 ottobre 2015

Ignazio Marino (Infophoto) Ignazio Marino (Infophoto)

Anche per gli attacchi di interessi molto forti a Roma, che Marino stesso aveva rimesso in discussione con scelte amministrative coraggiose e di discontinuità, si è arrivati alle dimissioni e a un braccio di ferro che non può avere una soluzione costruttiva. Si è rotta infatti quell’unità convinta che è necessaria per governare una città così complicata.

 

Sarà la politica o la giustizia a liquidare Marino?

La politica. La giustizia anche questa volta è stata utilizzata in modo strumentale, in particolare da quei media le cui proprietà hanno rendite che a Roma sono state colpite coraggiosamente da Marino.

 

Se Marino si ripresentasse alla guida di una lista civica lei lo voterebbe?

A Roma c’è bisogno di discontinuità. Marino ha fatto delle scelte molto positive e di grande discontinuità nell’interesse della Capitale, ma ha manifestato anche dei limiti rilevanti. A Roma si deve voltare pagina, occorre dare protagonismo alle tante energie civili, amministrative, politiche e di qualità che vi sono.

 

E se il problema a Roma non fosse Marino bensì il Pd?

Non ci sono dubbi sul fatto che il problema principale è il Pd: l’ho detto nei mesi scorsi e lo continuo a dire. All’origine di tutto c’è la linea scelta dal segretario Renzi e dal commissario Orfini, che hanno voluto gestire in modo autoreferenziale i problemi del Pd romano, invece che aprire alla partecipazione delle tante energie sane e di qualità che ci sono in città. Il problema prioritario quindi riguarda i vertici nazionali del Pd.

 

Renzi si è rifiutato di incontrare Marino e ha sostenuto a oltranza Orfini. Secondo lei perché?

Orfini è stato nominato commissario, ma sulle scelte più importanti deve intervenire in modo incisivo il segretario del partito.

 

Che cosa ne pensa delle affermazioni su Roma fatte da Cantone?

Il grande errore politico del commissario Orfini è stato quello di alimentare la lettura che oggi propone Cantone. Mi riferisco all’idea di un partito inutilizzabile in quanto largamente compromesso. A differenza però di quanto afferma Raffaele Cantone, il Pd romano e Roma in generale hanno gli anticorpi per un riscatto. Bisogna però voltare pagina.

 

Le inchieste su Expo a Milano durante la manifestazione sono state congelate. Come vede il dopo Expo?

Spero innanzitutto che possano essere capitalizzati i risultati positivi in termini di riconoscimento internazionale che ha avuto l’Expo. Lo stesso vale per le competenze e le esperienze positive che si sono strutturate intorno a Expo in termini di risorse umane, nonché per tanti lavoratori in condizioni di precarietà assoluta che hanno svolto un lavoro di qualità. Spero che non arrivino sorprese dai fronti giudiziari che non sono conclusi.

 

(Pietro Vernizzi)




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