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DIETRO LE QUINTE/ Da Marino a Cantone, il "cortocircuito" che manda in tilt Renzi

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Giuseppe Sala (Infophoto)  Giuseppe Sala (Infophoto)

La grande stampa nazionale e i media televisivi hanno estratto dal cilindro niente meno che il vecchio e logoro "coniglio bianco" del campanilismo tra Roma e Milano. Ma la vicenda convulsa che si sta svolgendo da un lato in Campidoglio, tra riunioni di giunta a ripetizione, dichiarazioni del sindaco Ignazio Marino (ormai tetragono alle dimissioni), manovre nervose del Pd e dall'altro quello che ha letteralmente scatenato Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, con le sue dichiarazioni su Milano "capitale morale" in contrapposizione a Roma che non ha "anticorpi" per vincere la corruzione, può essere descritta in cento modi tranne che come una vicenda campanilistica.

Quando Marino ha annunciato di aver ritirato le dimissioni e si è dichiarato pronto allo scontro nell'aula consiliare, dopo gli ultimatum, o presunti tali, che arrivavano da via del Nazareno a Roma, si è compresa tutta l'inconsistenza e l'improvvisazione della classe politica dirigente italiana, includendovi di diritto il Partito democratico, che ora si trova in grande imbarazzo e che, nei prossimi giorni, dovrà chiarire molte delle posizioni prese in questi mesi.

Il presidente del Consiglio e segretario nazionale del Pd, Matteo Renzi, ufficialmente non sarebbe intervenuto nella storiaccia capitolina. Ma è una autentica leggenda metropolitana questa dell'attesa rispettosa di Renzi alle vicende del Campidoglio. Il suggerimento che arrivava da Palazzo Chigi era quello di liberarsi del "marziano", che inanellava gaffes e incidenti persino con il Vaticano. Da mesi è entrata in campo, all'interno del Pd, la vecchia guardia dalemiana, anche se ufficialmente convertita al renzismo. Il presidente del partito Matteo Orfini, ad esempio, ha attuato tutti i ghirigori possibili per guadagnare o per perdere tempo, a suo modo cercando di tutelare o addirittura proteggendo il sindaco Marino.

Anche il commissariamento del partito romano e il famoso "rapporto Barca", cioè del "tecnico" ma iscritto al Pd Fabrizio Barca, avrebbe in qualche modo tutelato il "marziano", mettendo in contrapposizione la correttezza, l'onestà, la capacità, la competenza e la dedizione del sopraddetto "marziano" rispetto alla "suburra" di Mafia capitale. C'è più di un iscritto e di qualche esponente del Pd che non sarebbe d'accordo con le conclusioni sulla realtà descritta e documentata dal tecnico Barca, soprattutto su alcune sezioni e su alcuni circoli, giudicati sbrigativamente. Insomma, si sarebbe stilato un alone di positiva partecipazione e iniziativa di Marino, creando così un'aria complessiva di "salvataggio" del sindaco che sarebbe stato circondato da una compagnia poco raccomandabile.

Quindi tutto si ridurrebbe ai ticket, alle note spese sbagliate dalle segretarie di Marino? Ma non scherziamo, per favore! C'è una realtà politica e istituzionale romana deteriorata oltre ogni limite e un sindaco che, usando un eufemismo, possiamo definire "non all'altezza della situazione". Non se ne sono accorti solamente i bimillenari abitanti dell'altra sponda del Tevere, ma anche la stragrande maggioranza dei romani e degli italiani.



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COMMENTI
30/10/2015 - Marino indagato (Franco Labella)

All'ora antelucana in cui avevo postato il commento non era nota la circostanza di Marino indagato. Ora non solo lo si legge ma a stare all'articolo di Bonini su Repubblica Marino ne era a conoscenza già da qualche giorno. Negli Stati Uniti, tanto amati da Marino, per molto meno un uomo politico chiude la sua carriera.

 
30/10/2015 - Le metamorfosi di Cantone... II parte (Franco Labella)

Due giorni fa mi è capitato di ascoltare in tv una rievocazione della vicenda di Sigonella e l'intervento di Stefania Craxi che tendeva, partendo da quell'episodio, a rimuovere tutto quello che poi è stato oggetto di sentenze definitive della Magistratura. Anch’io, come figlio, difenderei oltre misura mio padre. Lo capisco e non lo trovo strano in una dimensione privata. Ma non è ragionevole voler santificare pubblicamente chi ha commesso reati accertati con sentenze passate in giudicato. A Marino, allo stato, si rimprovera una vicenda (quella delle ricevute fiscali dei ristoranti) decisamente assai meno eclatante. Non è, allo stato, nemmeno indagato. In questo Paese si è perso (o forse non c’è mai stato) il senso della misura e del giudizio politico.

 
30/10/2015 - Le metamorfosi di Cantone... (Franco Labella)

Ho molta stima per il magistrato Cantone. Ha lavorato bene in Magistratura e rischiato molto, ha accettato un incarico prestigioso ma assai delicato, è sobrio e misurato nei suoi interventi. C'è, però, da qualche tempo, una evidente iperproiezione del sè: ormai non disdegna di intervenire pubblicamente su tutti e su tutto. Normale che lo faccia sui temi legati al suo attuale incarico, decisamente meno che accetti di farsi intervistare su altro compreso, ad esempio, lo stato dei rapporti tra esecutivo e potere giudiziario. Perchè essendo il suo attuale incarico frutto di una scelta politica dell'attuale Governo non è molto elegante assumere posizioni pubbliche che potrebbe magari essere mal interpretate. In questo momento, immagino, sia in aspettativa e certamente ha il suo bel daffare. Sarebbe conveniente, a mio parere, risparmiare energie per il suo lavoro. Ovviamente ha diritto come tutti di dire la sua, ci mancherebbe. Ma se la sobrietà è stata, finora, la sua cifra, mi aspetto che la coltivi ancora. Eviterebbe, così, anche solo il sospetto che adombra Da Rold. Quello, cioè, di star decidendo cosa vuole fare da grande e magari non più in Magistratura ma con un ruolo diverso. Anche perchè di "salvatori della patria" e "uomini della provvidenza" veri o presunti c'è stata è c'è una certa inflazione... segue