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DIMISSIONI MARINO/ Il "marziano" e i finti riformisti

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Innanzitutto Renzi non si è reso conto del disastro in cui versa Roma, non ha avvertito la gravità del non governo della città e forse ha pensato che si potesse prendere tempo. Finché come tutti i sinceri anti-comunisti, si è convinto che bastasse affidarsi a un ex comunista come Orfini perché questo gli portasse le truppe a tutela del fortino. Peccato che Orfini di truppe non ne abbia.

 

Da dove nascono gli errori di valutazione di Renzi?

Quando si è trattato di occuparsi della periferia, Renzi ha sempre sbagliato tutti i conti. Lo documentano i casi di Roma, Liguria, Veneto e Campania. Non c’è una volta in cui si misuri con il territorio e porti a casa un risultato. Renzi non conosce il territorio, è convinto di poter raccogliere i voti da solo, delega le scelte ai fiduciari del suo cerchio magico, e così si trova regolarmente in mezzo ai guai. Il guaio romano per Renzi è praticamente incurabile, non ha soluzione: il Pd perderà le prossime elezioni romane.

 

Perché il Pd non ha avuto il coraggio di sfiduciare il sindaco in aula?

Questo è l’unico punto su cui Marino ha ragione. Il dibattito pubblico avrebbe consentito al sindaco di dire la sua, ma anche qualche consigliere del Pd con la testa sulle spalle avrebbe potuto fare altrettanto. Sarebbe stata una verità detta al Consiglio comunale e quindi alla città. Ci si doveva aspettare sicuramente un bagno di sangue, che si è voluto evitare attraverso questa soluzione breve che è legittima ma politicamente non encomiabile. Sono sempre meglio le crisi spiegate dentro alle aule in cui si matura la rappresentanza. Quindi c’è stato un errore.

 

Perché ad andare in aula non è stata l’opposizione?

Perché l’opposizione ha fatto un altro calcolo, più utilitaristico. Ha visto che la contraddizione era tutta nel campo del Pd, e quindi non ha ritenuto di dover mettere il piede sull’acceleratore. D’altra parte il Pd ha dovuto chiedere ai rappresentanti dell’opposizione il favore di firmare la lettera di dimissioni. Si capisce bene da questo perché l’opposizione non aveva alcun interesse a scegliere un’altra strada. Anche l’opposizione però ha di fatto rinunciato al dibattito pubblico. L’impressione è che alle assemblee elettive non ci creda più nessuno, e questa non è certo una considerazione che metta l’animo felice.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
31/10/2015 - Ignazio Marino unico capro espiatorio (Vincenzo Pascuzzi)

Risposte interessanti che aiutano a capire una situazione ingarbugliata. L’intervista ha però trascurato due aspetti: 1) “Nessun commissariamento per il Campidoglio, che evita così l’onta della chiusura per mafia, ma scioglimento del X? Municipio, quello di Ostia (Il Sole 23 Ore del 24.8.2015)”. Allora si è evitata l’onta ma – per leggerezza, incapacità, errore o cinico calcolo? - si sono messe le premesse che hanno portato alla situazione attuale con Ignazio Marino solo a pagare! 2) I cittadini e gli elettori romani esclusi, allontanati, trattati come estranei e incapaci.