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DIMISSIONI MARINO/ Il "marziano" e i finti riformisti

Pubblicazione:sabato 31 ottobre 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

“Il caso di Roma, dopo quelli di Liguria, Veneto e Campania, documenta che non c’è una volta in cui Renzi si misuri con il territorio e porti a casa un risultato. Anzi ogni volta il premier finisce nei guai, e il guaio romano è praticamente incurabile”. Lo sottolinea Peppino Caldarola, ex direttore dell’Unità ed ex parlamentare dei Ds. Da ieri Ignazio Marino non è più sindaco di Roma, in quanto 26 consiglieri comunali si sono dimessi. La conseguenza è lo scioglimento dell’assemblea e della giunta, e dunque la decadenza del sindaco. Nel suo ultimo discorso Marino ha attaccato i consiglieri, dicendo loro: “Avete preferito il notaio all’aula”. Quindi riferendosi al suo partito ha detto: “Ha tradito il suo nome e il suo Dna”. Quindi ha aggiunto: “E’ una coltellata da 26 nomi ma un unico mandante”. Per Caldarola però, “quelle di Marino sono parole tardive e del tutto fuori dalla realtà”.

 

Marino è stato dimissionato dalla politica o dall’avviso di garanzia?

Quello dell’avviso di garanzia è stato un “trucco” utilizzato per non dire la verità. La verità è che Marino non poteva continuare a fare il sindaco perché non faceva il sindaco. La vicenda degli scontrini è ancora tutta da dimostrare, l’iter giudiziario è aperto e chissà se si concluderà. Ci si è riparati dietro alla questione morale, quando la questione era amministrativa e politica.

 

In che senso?

E’ amministrativa perché Marino non sa fare il sindaco. Ed è politica perché questa cosa a un certo punto è stata evidente a tutti, ma Renzi per il tramite di Matteo Orfini ha posto una barriera tra le condizioni della città e la tenuta del sindaco. Da parte di Orfini è stata detta una serie di bugie, di autoinganni, di false rappresentazioni della realtà, fino a questo finale abbastanza indecente dal quale escono male tutti i protagonisti.

 

Perché secondo lei a uscirne male è anche il Pd?

Perché il Pd ha avuto un atteggiamento schizofrenico. Prima ha voluto questo sindaco, lo ha difeso a spada tratta, poi ne ha chiesto le dimissioni per una banale storia di scontrini. Alla fine lo costringe ad andar via con le dimissioni dei consiglieri, come solitamente si fa con i sindaci collusi con la mafia.

 

Come valuta il comportamento di Orfini?

La componente che fa capo a Orfini ha avuto una delega totale e l’ha gestita con un’incapacità, un’insipienza e un’arroganza da Guinness dei primati. Mi chiedo chi sia il personaggio più surreale di questa vicenda, se l’allegro chirurgo Marino o Orfini alias il figlioccio di Cernenko.

 

Orfini però era solo un “intermediario”. Secondo lei perché Renzi ha gestito il caso Marino in questo modo?


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COMMENTI
31/10/2015 - Ignazio Marino unico capro espiatorio (Vincenzo Pascuzzi)

Risposte interessanti che aiutano a capire una situazione ingarbugliata. L’intervista ha però trascurato due aspetti: 1) “Nessun commissariamento per il Campidoglio, che evita così l’onta della chiusura per mafia, ma scioglimento del X? Municipio, quello di Ostia (Il Sole 23 Ore del 24.8.2015)”. Allora si è evitata l’onta ma – per leggerezza, incapacità, errore o cinico calcolo? - si sono messe le premesse che hanno portato alla situazione attuale con Ignazio Marino solo a pagare! 2) I cittadini e gli elettori romani esclusi, allontanati, trattati come estranei e incapaci.