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SCENARIO/ Più riforme = meno tasse, il patto con "l'inganno" del Governo

Pubblicazione:domenica 4 ottobre 2015

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Di riforme sventolate e mai realizzate ne abbiamo fatto il callo, e sul tema dell'invasività del fisco e della pressione fiscale gravante sui ceti produttivi poi, siamo alla nausea. La Prima Repubblica è crollata sulla spinta di Tangentopoli che ne ha messo a nudo il marciume morale fatto di tangenti, familismi, clientele e comportamenti oltre il limite della sconcezza morale, lasciando in eredità una situazione fatta di dissesto finanziario per le casse dello Stato, con un debito pubblico pari al 120% del Pil.

Con la Seconda Repubblica uno degli obiettivi era quello di far rientrare il rapporto debito/Pil a livelli accettabili, anche per tornare ad attrarre capitali stranieri, ma siccome in Italia nessuno è quel che dice, proprio il presunto-liberale Berlusconi è riuscito nell'impresa non solo di non ridurre questo valore, bensì di aumentarlo, segno che il dimagrimento delle spese e degli sprechi dello Stato non è stato in cima ai reali pensieri e alle reali azioni dell'allora premier. Negli ultimi anni la situazione si è ulteriormente aggravata, e nell'area euro, dopo l'ormai fallita e colonizzata Grecia, il Paese con il peggior rapporto debito/Pil è proprio l'Italia.

Quello che l'ex-presunto rottamatore e attuale premier, Renzi, dovrebbe dire è tutt'altro. Se avesse un briciolo di coraggio, di buon senso e di disinteresse verso consenso, potere e prossime tornate elettorali, dovrebbe rimarcare come l'unico modo per diminuire la pressione fiscale su imprese e lavoratori è quello di una grossa dieta dimagrante dello Stato italiano, tagliandone spese e sprechi, anche se ciò significherebbe inevitabilmente andare a incidere la carne viva del consenso elettorale, del voto di scambio. 

Negli anni, nei decenni, la politica ha ingigantito l'apparato pubblico aumentando oltre ogni ragionevole limite il numero di occupati nel settore pubblico, anche ricorrendo pretestuosamente all'istituzione di enti e apparati vari, a scopo di creare sacche di elettori riconoscenti, degli stipendifici improduttivi e costosi utili solo a lorsignori per poter tenere le chiappe sulle loro comode poltrone a spese dei contribuenti onesti e di lavoratori e imprese serie, produttori e non consumatori di ricchezza. E questa manifestazione di sconcezza morale accade soprattutto in occasione della cosiddetta "legge mancia", dove sono evidenti le miriadi di potentati elettorali-familistici-clientelari da soddisfare, una riedizione in chiave moderna dell'assalto alla diligenza ma senza l'audacia, il rischio e la virilità dei banditi d'antan.

Gran parte dell'apparato pubblico italiano è uno stipendificio per tornaconto politico-elettorale, oggi così potente e sindacalizzato da essere divenuto lobby e poter ricattare i centri del potere politico, indirizzandone la politica sempre a favore di una maggiore spesa pubblica improduttiva.

Per poter abbassare la pressione fiscale Renzi dovrebbe eliminare centinaia, migliaia di centri di spesa pubblica a livello centrale e periferico, licenziare almeno 1 milione di stipendiati nel settore pubblico, agire con l'accetta su molte regioni soprattutto nel Sud dove si "produce" una non-ricchezza, fatta non da attività privata d'impresa, ma dai soli lauti emolumenti provenienti da impiego pubblico.  


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