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FABBRICHE OKKUPATE?/ Landini, Berlinguer e il "richiamo" alla Cgil del '79

Maurizio Landini, segretario della Fiom (Infophoto) Maurizio Landini, segretario della Fiom (Infophoto)

L’impressione è che Landini faccia solo un richiamo di “vecchia sinistra”, quasi simile alle vecchie sceneggiate della Cgt francese contro il generale De Gaulle. Ma realisticamente, che senso avrebbe occupare oggi fabbriche in grandi difficoltà come in Italia e in tante parti d’Europa? In un momento di accennata convalescenza dalla grande crisi? In Italia le aziende sono strangolate da una tassazione che farebbe rabbrividire qualsiasi economista con un minimo di buon senso e nello stesso tempo non si riesce a comprendere come si possa far ripartire il Paese senza uno straccio di politica industriale consona all’Italia, cioè alla struttura economica italiana, non a quella che viene immaginata in qualche parte dell’Europa, cosiddetta unita.

Quello che balza agli occhi, dall’atteggiamento della sinistra europea e italiana nel suo complesso, non è la dialettica interna, come qualcuno vuole far credere, ma la grandissima confusione, la mancanza di ogni riferimento politico che riguarda lo scontro economico, sociale e politico in atto. Si va dall’abbraccio alla liberalizzazione finanziaria alla difesa di uno Stato (come quello italiano) che non paga aziende che hanno lavorato per la Pubblica amministrazione, a pensionati (sentenze costituzionali) derubati oppure “esodati”, fino al blocco di contratti dei dipendenti pubblici. Poi si aggiusta tutto con la Legge di stabilità… Buonanotte!

E sempre a sinistra, c’è chi passa dall’occupazione delle fabbriche (in grave difficoltà) dimenticandosi completamente di strane realtà finanziare che hanno un posto già significativo in molte realtà italiane. Perché Maurizio Landini non chiede, ad esempio, chiarimenti, e magari promuove azioni conseguenti, sul Fondo delle “Vedove scozzesi”, oppure su quello delle “Parrocchie presbiteriane”, o ancora dei “Professori del Kansas”? Sono realtà finanziarie attive alla Borsa di Milano.

Ci sono molte persone, molti astenuti alle urne, ormai in servizio permanente effettivo, che attendono un’azione concreta e una visione complessiva sulle scelte politiche ed economiche. Si aspettano queste indicazioni soprattutto da sinistra. Ma forse questa sinistra è diventata solo bancaria e finanziaria e tollera anche le sparate di qualche vecchio massimalista? Se è così, Maurizio Landini diventa solo una “testimonianza” anacronistica del secolo scorso. Non un sindacalista moderno e tanto meno uno stimolo per una nuova politica economica di sinistra.

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