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UNIONI CIVILI/ Ddl Cirinnà, il Pd tenta il blitz per scaricare i centristi

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In definitiva girano molte voci, soprattutto sulle agenzie di stampa, ma a questo punto della giornata non è stato possibile avere il testo nella versione che arriverà in Aula. Non è chiaro se prevalgono ansie e timori da una parte e dall'altra, oppure se ci sia la speranza di ulteriori trattative per migliorare il testo in modo da renderlo più accettabile anche dalle forze di maggioranza, dal momento che la mediazione raggiunta finora è tutta interna al Pd. Non c'è dubbio che l'ultima versione, appena sussurrata tra i colleghi dei diversi partiti, non offra sufficienti garanzie a una gran parte di Area popolare. La revisione sembra più di facciata che di sostanza. Per alcuni questo ddl marcia troppo lentamente, per altri è sottoposto a un'accelerazione eccessiva in questa fase della vita parlamentare, già così complessa e conflittuale, come si vede bene al Senato. 

Se per tutti è chiaro che una buona legge possa e debba garantire i giusti diritti delle persone omosessuali, è altrettanti chiaro che occorra ribadire la netta differenza tra matrimonio e unione civile, non solo nella terminologia, ma nella sostanza concreta. Occorre inoltre bloccare in modo chiaro e definitivo il ricorso all'utero in affitto e la stepchild adoption prevista dal ddl Cirinnà incentiva la pratica dell'utero in affitto, che stravolge il naturale senso della maternità. Su questi due punti abbiamo impostato fin dall'inizio la nostra contrarietà al Cirinnà, disegno di legge non solo confuso e pasticciato, ma anche lesivo dei diritti di molte altre persone, da quelli del bambino, condannato a nascere in condizioni di precarietà affettiva, a quelli delle donne "costrette" ad affittare se stesse in vista di una maternità che non gli appartiene e non gli apparterrà mai.

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