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MILANO & ROMA/ Polito: l'euro aiuta Renzi, Marchini salva il centrodestra (per ora)

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Aderire all’arco anti-euro è visto come una possibilità di guadagnare consensi. D’altra parte in questa frangia della sinistra radicale, questo elemento anti-euro era presente da tempo. Anche se va ricordato che Stefano Fassina è stato responsabile economico e membro della segreteria del Pd ai tempi del governo Monti, quando il partito sosteneva l’esecutivo. Fassina ha votato il provvedimento che ha inserito nella Costituzione italiana il pareggio di bilancio. La sua presa di posizione anti-euro è quindi un po’ tardiva.

 

E’ una posizione che comunque avvicina la Sinistra Italiana a M5s e Lega nord?

Sì, anche se da un po’ di tempo M5s e Lega parlano molto meno di uscire dall’euro. Si sono accordi che in Europa i partiti anti-euro non vincono le elezioni, anche se magari fanno dei buoni risultati elettorali. Non le hanno vinte nemmeno in Grecia, in quanto lo stesso Syriza vuole rimanere nell’euro. Quindi questa posizione sta diventando sempre meno popolare e, come spesso accade, la sinistra in Italia ci sta arrivando in ritardo quando ormai è già un po’ accantonata. 

 

Infine a Bologna abbiamo visto l’intero centrodestra unito. Quanto può durare il “matrimonio d’interesse” tra Berlusconi e Salvini?

Durerà quantomeno fino alle elezioni, cioè fino a quando non dovranno litigare su chi debba essere il candidato premier. Non vedo perché dovrebbero marciare divisi. Il fatto di unirsi darà una maggiore credibilità al centrodestra e lo porterà alle elezioni in condizioni accettabili. Altro discorso sarà quando bisognerà decidere il programma elettorale del centrodestra per l’Italia e chi sia il candidato premier. Non è comunque una scadenza vicina, perché non si voterà prima del 2017 e forse anche nel 2018.

 

(Pietro Vernizzi)

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