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RETROSCENA/ Napoli, Milano e Roma: gli "stress test" di Renzi preparano il voto

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Tuttavia, tranne il caso De Luca delle ultime ore, il Sud non è il centro del malessere del Pd. Per mesi, per un anno intero, Roma e Mafia capitale, con il "marziano" Marino a fare da battistrada in Campidoglio, Renzi ha assistito allo sbandamento del Pd romano, con uno spregiudicato gioco di "accompagnare" Ignazio Marino verso il commissariamento del Comune, dopo aver commissariato il partito cittadino. In questo caso, Renzi ha mostrato una mancanza del suo cosiddetto "decisionismo", lasciando che il Pd venisse messo sotto accusa, processato in piazza prima che in tribunale e riducendolo, secondo gli ultimi sondaggi, a una forza minoritaria rispetto al Movimento 5 Stelle.

A Roma, tra l'altro, si è saldato lo stress capitolino con quello che per due anni circa ha patito la minoranza del Pd in Parlamento. E' stato Stefano Fassina, uno dei dirigenti nazionali recentemente fuoriuscito dal Pd per creare Sinistra italiana, che ha dichiarato qualche giorno fa che, in caso di ballottaggio a Roma, i voti di chi rappresenta Sinistra italiana potrebbero anche confluire su un candidato sindaco del M5s.

Vista politicamente, la situazione del Pd a Roma è un agglomerato di macerie. Ma c'è qualche cosa in Renzi che non si ferma mai. Il paragone calcistico potrebbe essere con quello del "veneziano", tanto bravo, ma tanto ostinato nel dribbling che alla fine riesce a dribblare anche se stesso.

Poche ore prima che si consumasse il caso De Luca alla Procura di Roma, magari per chiacchiere un po' romane e un po' partenopee, non proprio in linea con l'elegante anti-vittorianesimo di Bloomsbury, Matteo Renzi innesca a Milano un'altra scarica elettrica ad alto voltaggio di stress. Che dice Renzi? Lo ha spiegato con eleganza e documentata competenza Gianni Credit sul sussidiario. Il 29 ottobre Giuseppe Sala, "vestale" dell'Expo, è stato nominato nel consiglio d'amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti. L'Expo — dice Renzi — con i soldi della Cassa (1 miliardo e mezzo in dieci anni), diventerà un campus scientifico e tecnologico. Non sarebbe bene a questo punto che Sala diventasse sindaco, unificando così la figura di primo cittadino di Milano con quella di chi ha la borsa e l'accesso alla cassaforte? Non vorrete fare uno sgarbo a Claudio Costamagna, nuovo presidente di Cdp? E' uno che faceva il consulente per Goldman Sachs, accidempoli!

Chi immaginava le primarie di Milano se le dimentichi pure. Emanuele Fiano e Pierfrancesco Majorino rinfoderino pure i progetti di gloria e si rechino alle farmacie per gli ansiolitici e gli antidepressivi. Roberto Maroni, governatore lombardo, metta l'anima in pace.

Quello che stupisce è come Renzi non sia neppure sfiorato, proponendo Giuseppe Sala in questo modo, da una fattispecie di conflitto di interessi, da un'operazione che non era neppure immaginabile nella "prima repubblica", dove nessun presidente del Consiglio invadeva le competenze di Iri o Eni — per fare un esempio — fino a questo punto. 


COMMENTI
13/11/2015 - commento (francesco taddei)

il pd è il partito sottomesso alla casta dei magistrati che in cambio dell'impunità concede qualcosa. con de luca il pd ha votato una legge ad personam.