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RETROSCENA/ Napoli, Milano e Roma: gli "stress test" di Renzi preparano il voto

Vincenzo De Luca è nei guai, indagato per corruzione. Ma per Renzi (e il Pd) non c'è solo il fronte campano. Per questo il piano del premier potrebbe cambiare. GIANLUIGI DA ROLD

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Matteo Renzi dev'essere bravissimo, politicamente parlando. Lo dicono tutti! Ma se in questo Paese è ancora concesso il beneficio del dubbio, si può avanzare l'ipotesi che il presidente del Consiglio compirà il suo ventennio di riforme (magari una al mese), ma il suo partito, il Partito democratico, rischia l'internamento in un ospedale psichiatrico per complicazioni psicomotorie, compromettendo così una visione complessiva a lungo termine.

Durante la storia repubblicana dell'Italia si sono visti sparire, centrati dagli scandali e dalle "cure particolari" della magistratura, diversi partiti. Ma un partito così sotto stress come l'attuale Pd, non si era ancora visto. Dalla Sicilia a Torino, deve esserci una distribuzione straordinaria di Ansiolin, Noan e Valium. A chili. E il medico curante di questo stress deve essere lo stesso Renzi, che lo stress sta provocando con ritmo quasi infernale.

Puntuale come una cambiale in scadenza, si diceva una volta, è arrivata un'altra botta al governatore della Campania, Vincenzo De Luca. Invischiato in complicate sentenze di sospensione per la ancora più complicata legge Severino, De Luca è ora indagato per corruzione. Secondo il suo consolidato costume, De Luca ha quasi dato fuori di matto, con una conferenza stampa di risposte di fuoco, magari facendo sempre un pensierino alla "compagna" di partito Rosy Bindi.

A ben vedere, De Luca è il "fronte campano" dello stress nel Pd. Con tutta probabilità, Renzi lo ha dovuto subire per la forza elettorale e politica. Ma subire e poi ammiccare, far buon viso a cattivo gioco, non si è rivelata una buona scelta. Forse il governatore campano deve la sua sfortuna all'attenzione di personaggi influenti come il procuratore della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, e come il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone. Ma questo, Renzi, che è appunto bravissimo, doveva pure ipotizzarlo, collocarlo tra le cose possibili che possono avvenire.

Alla fine, anche in altre parti d'Italia, il costretto "via libera" a De Luca è stato scambiato per connivenza e ha pesato sui risultati dell'ultima campagna elettorale regionale.

Ma se De Luca è un aspetto del problema, Luigi de Magistris, il sindaco di Napoli, è l'altra faccia di uno stress perenne, mal curato e mal digerito.

Lasciamo perdere le posizioni del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che spesso rasentano il pirotecnico, ma anche le posizioni del nuovo governatore della Puglia, Michele Emiliano (grande anfitrione del congresso dell'Associazione nazionale magistrati) non hanno un imprinting renziano.

Insomma, riassumendo, dai territori del Sud Italia, che è ormai quasi tutto targato Pd, affiorano critiche e nervosismo, che il segretario del partito e presidente del Consiglio preferisce ignorare.


COMMENTI
13/11/2015 - commento (francesco taddei)

il pd è il partito sottomesso alla casta dei magistrati che in cambio dell'impunità concede qualcosa. con de luca il pd ha votato una legge ad personam.