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CASO CAMPANIA/ Ranieri: notabili e burocrazia del Pd sono "peggio" di De Luca

"Non sottovaluto gli elementi di crisi del Pd. C’è uno scarto tra il profilo politico di Renzi e un partito che stenta ad avere una capacità adeguata al suo leader". UMBERTO RANIERI (Pd)

Vincenzo De Luca (Infophoto) Vincenzo De Luca (Infophoto)

Anna Scognamiglio, il giudice napoletano indagato per corruzione nella vicenda che ha coinvolto anche Vincenzo De Luca, è stata trasferita su decisione del presidente del tribunale. Su di lei il procuratore generale della Cassazione ha avviato accertamenti preliminari. Il governatore della Campania è accusato di concussione in quanto secondo l’accusa avrebbe promesso a Guglielmo Manna, marito della Scognamiglio, un incarico di peso nella sanità campana. De Luca però si è difeso spiegando: “Non ne so niente di niente”. La vicenda si intreccia con le elezioni comunali che si terranno a Napoli in maggio. Il sindaco uscente, Luigi de Magistris, ha annunciato che si ricandiderà senza l’appoggio del Pd. Tra gli sfidanti ci potrebbe essere anche Antonio Bassolino, ex sindaco di Napoli ed ex governatore della Campania. Ne abbiamo parlato con Umberto Ranieri, presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, ex parlamentare di Pds, Ds e Pd e amico personale di Giorgio Napolitano.

 

Qual è il significato politico del caso De Luca?

E’ una vicenda delicata, c’è da augurarsi che l’indagine vada avanti nei tempi più rapidi possibili e che appuri come sono andate le cose e di chi siano le responsabilità. Ho piena fiducia nella magistratura.

 

Sul governatore campano è stato compiuto un errore politico?

De Luca è stato un eccellente sindaco a Salerno e ha dimostrato di saper dirigere una città importante. Ha un temperamento forte, energico e molto determinato a realizzare le cose. Ha ottenuto un successo alle primarie ed è riuscito a vincere le elezioni. Quella di De Luca è stata una scelta sostenuta dagli iscritti e dagli elettori del Pd, e poi dal voto. C’è da augurarsi solo che i suoi impegni siano concretamente portati a realizzazione, in modo da affrontare i problemi in cui si dibatte la Regione.

 

Il Pd in quanto partito strutturato non c’è più. La politica di Renzi ne è la causa o l’effetto?

Sarei cauto nel dare giudizi liquidatori sugli aspetti organizzativi e sul radicamento del Pd nelle varie realtà territoriali. Nel corso di questi ultimi anni c’è stato un indebolimento, con una perdita di peso e di capacità d’iniziativa politica in diverse situazioni, in particolare nel Mezzogiorno ma non solo. Sono cambiati tutti i termini della situazione, e oggi è difficile pensare a partiti e di massa come nella prima repubblica. Detto questo non sottovaluto gli elementi di difficoltà, di debolezza e spesso anche di crisi del Pd. Diciamo che c’è uno scarto tra il profilo politico di Renzi e un partito che stenta ad avere una capacità di proiezione adeguata al suo leader.

 

A maggio si vota per le comunali. Qual è l’uomo di Renzi a Napoli?

Non credo che si possa porre la questione in questi termini. Non ci sono né uomini né donne di Renzi, e se così fosse sarebbe del tutto sbagliato. Il Pd dovrà giungere con procedure democratiche all’indicazione di una figura che rappresenterà il centrosinistra nella battaglia politico-elettorale per il Comune. A Milano ci si orienta in una direzione molto importante, a Roma ci sono problemi molto seri che c’è da sperare il centrosinistra riesca ad affrontare al meglio, riprendendo i contatti con una società sconcertata da quanto è avvenuto. E anche a Napoli il Pd dovrà lavorare sodo per rimettersi in sintonia con la società.

 

Bassolino è ancora spendibile?