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TOGHE E POLITICA/ Expo & Sala, lo "scambio" tra Renzi e i pm di Milano

Edmondo Bruti Liberati (Infophoto) Edmondo Bruti Liberati (Infophoto)

Per non disturbare il manovratore, in quanto era diventata una questione di sistema-Paese. Per l’Expo si erano spesi Letizia Moratti e Romano Prodi.

 

In fondo non è stato meglio evitare di smontare Expo con un’altra inchiesta?

Si poteva anche evitare l’inchiesta, ma in un Paese dove l’esercizio dell’azione penale non è obbligatorio. Invece l’Anm ribadisce a ogni polemica che l’esercizio dell’azione penale è obbligatorio. E’ una grande ipocrisia, perché è vero formalmente ma di fatto non è così. I pm scelgono quando indagare e quando non farlo.

 

Resta il fatto però che l’Expo è stato un successo…

Tutti lo definiscono un successo, ma il buco è stato pari a 1,5 miliardi di euro e a pagarlo saranno i contribuenti italiani. Il fatto che l’Expo sarebbe andato in rosso è stato chiaro già con l’avvio della crisi, molti anni prima dell’inizio della manifestazione.

 

Sala come ne esce?

Andavano fatte delle indagini che non sono state fatte. I manager Acerbo e Paris erano stati portati in Expo da Sala. In altre situazioni si fanno indagini per molto meno, mentre in questo caso non si è indagato.

 

Bruti Liberati è stato anche il sostituto procuratore di Mani pulite. Lei come valuta questo periodo?

Tangentopoli è servita alla magistratura per aumentare il suo potere nei confronti della classe politica. Sono stati salvati i grandi imprenditori come Fiat e Carlo Debenedetti, i cui giornali appoggiavano Mani Pulite.

 

Adesso che il procuratore lascia chi lo sostituirà?

Sarà sicuramente un altro esponente di Magistratura Democratica. La corrente ha rinunciato alla battaglia per la presidenza del Tribunale proprio per mantenere la Procura. Il successore di Bruti Liberati sarà uno della sua stessa corrente. L’unica cosa che si può auspicare a questo punto, visto quello che è successo con la guerra interna alla Procura, è che il Csm mandi almeno un magistrato da fuori Milano. In questo modo infrangerebbe la regola assurda, che vige da quasi 40 anni, in base a cui il Procuratore di Milano è sempre designato tra quanti sono all’interno della Procura.

 

Che significato avrebbe il fatto di infrangere questa regola?

Significherebbe fare tabula rasa rispetto a quanto è successo in questi ultimi anni con la guerra interna tra Bruti e Robledo. Il problema è che rischia di diventare capo della Procura un magistrato come Francesco Greco, che è bravissimo ma faceva parte del cerchio magico di Bruti e che è stato parte in causa in questa battaglia contro Robledo. In questa vicenda il grande regista è stato Giorgio Napolitano, che è intervenuto pesantemente dicendo che i capi degli uffici inquirenti possono fare tutto quello che vogliono.

 

(Pietro Vernizzi)

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