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POST-ATTENTATI/ L'Arabia Saudita e il flop dell'intelligence "incoronano" Marine Le Pen

Pubblicazione:domenica 15 novembre 2015

Marine Le Pen (Infophoto) Marine Le Pen (Infophoto)

C'è un secondo punto da ricordare. L'interrogativo che spesso ritorna in questi tempi è: quale fine ha fatto la tradizione della grande "intelligence" europea e americana? La capacità della Sdece francese, la tradizione del MI5 e MI6 inglese, la mobilità della stessa Cia esistono ancora?

Se in Italia, si arrivò al punto di dichiarare che i servizi segreti dovessero essere improntanti alla chiarezza e alla trasparenza, in quei Paesi mai simili stupidate sono state prese in considerazione. Ma che la fine della guerra fredda abbia affievolito la forza delle grandi centrali di intelligence è un fatto vero e riconosciuto. Molti uomini della Cia, impegnati nel Medio Oriente, si sono visti "promossi e esonerati", perché non si potevano dare notizie imbarazzanti sulla "grande amica" Arabia Saudita (che al momento, bisogna osservare, non ha ancora detto una parola sulla tragedia di Parigi). E comunque, con il ragionamento frettoloso che il nemico comunista era imploso, si è pensato soprattutto a fare soldi e a trascurare altre aree del mondo che erano già in fermento all'inizio degli anni Novanta.

Diventata latitante l'America in questo settore decisivo, cosa può riservarci la "pallida" Europa, tutta concentrata su austerità e difesa delle banche, che non ha una politica estera, non un esercito e una difesa comune? Una "intelligence" comune, magari solo come somma dei vecchi servizi segreti, è impensabile per questa Europa. In questo modo l'intelligence è diventata un "buco", che non riesce, non può prevenire le grandi tragedie portate dai kamikaze, dai guerriglieri e dalle truppe di terroristi in guerra.

La sequenza di errori delle classi dirigenti occidentali e la tattica determinata, spregiudicata, dello Stato Islamico, che sembra conoscere tutte le debolezze di questo Occidente, sta provocando un pericoloso corto circuito politico. Di fronte all'incertezza dei governi, di fonte alla ripetitività delle momentanee costernazioni e all'inefficacia della prevenzione, l'opinione pubblica occidentale sbanda paurosamente su posizione di schematico oltranzismo.

In Francia, François Hollande parla, forse per la prima volta, di guerra. Nicolas Sarkozy alza i toni e invoca il "pugno duro", ma, anche di fronte a questi toni differenti, i cittadini di diverse città francesi non rendono solo omaggio ai poveri morti e alle persone colpite, protestano anche contro l'azione del governo e protestano contro la presenza di cittadini musulmani.

E' come se l'immobilismo di questi anni stesse favorendo l'alternativa che offre Marine Le Pen, valutata ormai dai sondaggi come leader di una forza di maggioranza relativa di grande peso.

Lo stesso corto circuito può avvenire in Italia, quando si continua a sottolineare il "senso di responsabilità", nell'inattività e nell'impotenza, mentre la Lega diventa il megafono di posizioni di esclusione sociale e di una politica sempre più dura contro gli immigrati.

Si dice che la democrazia "abbia uno stomaco di ferro", che digerisca "quasi tutto", ma quando si rivela impotente di fronte a ogni problema è destinata purtroppo a lasciare il passo a forme diverse di governo, con una certa gradualità di autoritarismo e di inciviltà.

Siamo almeno onesti con noi stessi. Anche prima, ma ora più che mai, dopo il 13 novembre di Parigi siamo nel mezzo di un terremoto drammatico e pericoloso.



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