BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DIETRO LE QUINTE/ Il "tris" che manda a casa Renzi

Fra Renzi e Berlusconi le analogie si sprecano, e da oggi ce n'è una in più: entrambi pensano a un "papa straniero" per salvare la faccia dei rispettivi partiti. ANSELMO DEL DUCA

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Fra Renzi e Berlusconi le analogie si sprecano, e da oggi ce n'è una in più: entrambi pensano a un "papa straniero" per salvare la faccia dei rispettivi partiti. Candidati da trovare fuori dal recinto di organizzazioni screditate e in difficoltà. Il premier segretario ne ha bisogno per Roma, l'ex premier dice di cercarne non solo per la Capitale, ma anche per Palazzo Chigi.

E' evidente che nella politica italiana la traumatica fine dell'esperienza di Ignazio Marino in Campidoglio segna uno spartiacque. Si è aperta una fase nuova, perché la Capitale si va ad aggiungere a un turno elettorale amministrativo già di per sé ricco, migliaia di comuni, e fra essi Milano, Napoli, Torino e Bologna. 

L'unica formazione che può guardare con fiducia a quella scadenza sono i 5 Stelle, che hanno nelle vele il vento robusto dell'antipolitica e che possono solo guadagnare posizioni. Tutti gli altri no. 

Dicono i sondaggi che ad oggi un posto nel ballottaggio per sedersi sulla poltrona che Marino ha lasciato al commissario Francesco Paolo Tronca sarebbe prenotato dai grillini. Per il resto la gara è aperta. Il Pd annaspa, e se l'ormai ex sindaco di Roma farà una sua lista civica, si troverà a dovere scalare non un dolce colle come il Campidoglio, bensì una specie di Everest politico. Da qui la tentazione di affidarsi a personalità estranee al partito, ma con i piedi ben saldi nella città per ribaltare i pronostici infausti. Un Andrea Riccardi, leader di Sant'Egidio, tanto per fare un esempio  (anche se il diretto interessato allontana l'ipotesi), o qualcuno che somigli a questo identikit.

Delle grandi città al voto, secondo i numeri in mano agli esperti di largo del Nazareno, solo Torino è in condizioni di relativa sicurezza, grazie alla ricandidatura data per certa di Piero Fassino. A Bologna si teme il ballottaggio con i 5 Stelle, ma non l'esito finale. Per il resto, rischi altissimi. E un trittico di sconfitte nelle tre maggiori città del paese farebbe scattare intorno a Renzi il "si salvi chi può", e ridarebbe fiato alla sinistra interna, oggi in ginocchio, che potrebbe tentare di dare una spallata alla leadership. 

Al Nazareno le contromisure sono già allo studio. Per Milano è facile: l'asso pigliatutto risponde al nome di Giuseppe Sala, reduce dal successo di Expo. E Renzi è convinto che il commissario — lodato da tutti, anche da Mattarella — finirà per capitolare e accettare di correre sotto le insegne del Pd, anche se deve la sua ascesa a Letizia Moratti. Papa straniero, quindi, ma vincente al 99 per cento. A Napoli i 5 Stelle sono forti, ma non troppo, e le chances di vittoria sono affidati alla debolezza delle candidature che il centrodestra saprà esprimere. E qui o papa straniero, o usato sicuro, nella persona di Antonio Bassolino.