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Politica

PARIGI-ITALIA/ Bertinotti: no alla guerra, ecco perché sto col papa

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Perché non condivide quella formula. Il cinismo della realpolitik non considera guerra ciò avviene al di là del Mediterraneo, esattamente come considera chi muore al di là del Mediterraneo — ma anche nel Mediterraneo — come un fatto fisiologico, un elemento del contesto. Per cui se a Beirut c'è una strage con 44 morti (12 novembre, rivendicato dall'Isis, ndr) questo non tocca le coscienze.

Che cosa ci sta accadendo, Bertinotti?
Siamo rinchiusi in una fortezza e tutte le categorie che usiamo sono interne alla fortezza. Papa Francesco ne è al di fuori e dal suo punto di osservazione può vedere molto meglio. Dice al mondo che c'è una terza guerra mondiale a pezzi, ma il mondo non lo ascolta. Appena la violenza investe la fortezza, il mondo usa subito quella definizione, ma non tutta, solo una parte. Perseverando, in questo modo, nell'incapacità di vedere. Prima non vedevi perché non eri toccato, ora sei toccato e vedi in modo strabico. E proclami una guerra che invece come tale non c'è. 

Vorrebbe negare che siamo sotto attacco?
No. E' vero che l'Isis attraverso il terrorismo ha dichiarato una guerra, ma questo non determina il reciproco. Perché l'avversario in questo caso non ha le caratteristiche del nemico in guerra — uno stato, un territorio, uno scontro in cui i confini tra nemici sono precisamente determinati — e chi proclama la guerra, malgrado si possa capire la sua motivazione, compie l'errore politico figlio della stessa coazione a ripetere con cui si è fatta la guerra in Iraq, si è andati in Afghanistan, si è fatta saltare la Libia. Ma così si fa una semplificazione tragicamente inadeguata.

Lei dice? E perché?
Perché gli altri non ti seguono. Bombardi e ti appelli all'articolo 42 del Trattato di Lisbona, ma il tuo vicino ti dice: No, un attimo, vediamo, non in quelle forme… Vuol dire che non è una guerra e che tu stai facendo qualcosa che non corrisponde alla realtà. Gli attentati di Parigi, le operazioni di polizia, i nuovi allarmi sono la drammatica evidenza che l'emergenza terroristica proviene dal nostro interno. E' invocata dall'esterno, ma è effettuata al nostro interno. E' allora su noi stessi che dovremmo ragionare.

Proviamo di farlo.
Trovo insopportabili i commenti degli stati maggiori culturali che abbiamo intorno. La retorica che viene prodotta a mani bassi dagli editorialisti è: colpiscono la nostra civiltà, la civiltà dei buoni, e ci colpiscono perché siamo democratici.

Che cosa non la convince?
Siamo democratici, d'accordo, ma con baratri spaventosi di povertà, di diseguaglianza, di esclusione, di scarto. Nelle banlieues parigine la disoccupazione è al 50 per cento, quando ci fu la ribellione del 2005 il presidente della repubblica Nicolas Sarkozy li chiamò racaille, feccia. Dove sono l'integrazione e la "fraternité"? Come puoi dire che la tua civiltà è  indiscutibile e l'altro è il mostro che l'aggredisce?

Che terrorismo è quello dell'Isis, secondo lei?


COMMENTI
23/11/2015 - partiamo dalla realtà (Giovanni Maffini)

Bene il richiamo ai valori constituzionali (ripudio della guerra), ma se l'analisi di Bertinotti è che non siamo di fronte né a un nemico, né a un nemico che possiamo identificare con dei confini territoriali, un governo organizzato co leggi, un esercito... ma allora non abbiamo capito proprio nulla di quel fenomeno mostruoso dello stato islamico. Forse una cosa è vera: i confini di questo Stato si modificano di giorno in giorno e non sono ancora stati delineati sul mappamondo che studiamo a scuola... peccato che questo califfato è come un cancro che ha divorato territori di Iraq, Siria e minaccia i confini degli altri paesi confinanti. Peccato che da questo Stato (ripeto stato, non cellula impazzita di qualche gruppo terrorista) sia il quartier generale di kamikaze che vengono reclutati in Europa. Peccato che questo Stato abbia dichiarato guerra anche ad altri stati islamici come l'Arabia Saudita... insomma, vogliamo capire che se qualcun ti dichiara guerra si è in guerra, che tu lo voglia o no? E soprattutto che se non capiamo che questa è guerra è perché partiamo dalle nostre idee vuote di dialogo e tolleranza e non dalla realtà???

 
20/11/2015 - Bertinotti non conosce la Costituzione (Giuseppe Crippa)

Anch’io rivendico il diritto di difenderci da politici “alla Bertinotti”, ma l’intervista è molto bella e ricca di considerazioni meditate, che comunque non sempre condivido. Un grazie quindi anche all'intervistatore. La distinzione tra guerra, che è una parola che non mi fa schifo (semmai paura come di cosa difficile ma dovere inevitabile) ed operazione di polizia internazionale tutto sommato la condivido. E’ triste comunque che un ex Presidente di una Camera non sappia che l’Italia nella sua costituzione non ripudia la guerra tout-court ma soltanto in quanto mezzo per risolvere controversie. E la difesa da un’aggressione (a noi o a un alleato) non è una controversia!

 
20/11/2015 - Sta di più col Papa chi non crede di chi crede (claudia mazzola)

Bellissima intervista da un Bertinotti che riscopro uomo ed umano.

 
20/11/2015 - Riflettiamo sul figliol prodigo (Luigi PATRINI)

No, Taddei, non sia così perentorio! Si possono discutere e precisare meglio alcune affermazioni di Bertinotti. Io non ho mai condiviso il pensiero politico di Bertinotti, ma riconosco che in quello che dice c'è del vero. Noi cristiani dobbiamo valorizzare quello che anche un nostro "avversario" finalmente comincia a capire. E lui, mentre comincia a capirlo, lo sta forse vedendo meglio di noi nello "splendore" in cui rifulge: io temo che noi cristiani praticanti e "convinti" facciamo la fine del fratello maggiore del figliol prodigo della famosa parabola di Gesù. Lasciamoci travolgere anche noi da questa "presenza splendente e luminosa" che lo Spirito suscita dove vuole! Stiamo assistendo alla nascita del mondo nuovo; certo in questo momento stiamo soffrendo le doglie del parto, come dice S. Paolo.

 
20/11/2015 - commento (francesco taddei)

ancora politici che predicano peace&love. abbiamo il sacrosanto diritto di difenderci. sia dai terroristi sia da questi politici.