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LA SICILIA DI CROCETTA/ Una politica in pezzi (e le macerie sui cittadini)

Rosario Crocetta (InfoPhoto) Rosario Crocetta (InfoPhoto)

Così questi anni saranno ricordati per uno dei più difficili record da eguagliare: quello del numero di assessori nominati. Con quelli entrati nel nuovo governo siamo già a 41 in 36 mesi, ma il numero può sempre aumentare, anche mentre scriviamo. Vi è solo un uomo a Palermo che può batterlo: il presidente del Palermo Maurizio Zamparini che col licenziamento di Beppe Iachini ha liquidato in totale 44 allenatori, cui vanno aggiunti i cambi di panchina. Volendo indulgere ancora sui numeri si può dire che 41 è esattamente la somma di tutti gli assessori nominati nei quasi cinque anni del governo Lombardo e nell'ultima esperienza di Totò Cuffaro. Un assessore per ogni venti giorni, insomma.

Inutile dire che di tanti di questi “fortunati” amministratori non si ricorda più neanche il nome, soprattutto per la brevità dei mesi in cui hanno soggiornato nell’assessorato assegnato. Per onor di cronaca ne citiamo solo alcuni: Marcella Castronovo, assessore alla Funzione pubblica, arrivata in Sicilia direttamente della Presidenza del Consiglio dei ministri. La sua esperienza, iniziata il 3 novembre del 2014 si concluse ufficialmente a capodanno.

Anche Piergiorgio Gerratana resistette due mesi. Giusto il tempo di fare scoppiare una "guerra siracusana" sulla ripetizione delle elezioni a Rosolini e Pachino, di essere presentato dal presidente Crocetta come l'ennesimo esempio di lotta al malaffare e dell'intenzione del governo di puntare sui giovani, di spingere l'allora deputato e freschissimo assessore alla Formazione Bruno Marziano a promettere una denuncia a Crocetta per voto di scambio. Le elezioni furono perse e il voto di scambio non ci fu. Marziano adesso è una new entry del quarto Governo crocetta, alla faccia delle denunce.

Durò, invece, due giorni l’avventura amministrativa di Francesca Basilico d'Amelio, che forse intuì prestissimo in quale guaio si stava cacciando e decise di lasciare per motivi personali, mai del tutto compresi. Altro caso emblematico è quello di Antonio Fiumefreddo: dato per certo da Crocetta come nuovo entrante in questo ultimo governo, è stato costretto il giorno dopo a lasciare la giunta, per i veti incrociati dei partiti, ma soprattutto per dar spazio alla rappresentanza di partitini minori. Di lui va ricordato anche il tentativo fallito nell'aprile del 2014 quando fu nominato assessore ai Beni culturali. Ma le polemiche, soprattutto del Pd, lo costrinsero ad abbandonare la carica dopo appena cinque giorni. Quando si dice la sfortuna!

Un altro caso “simpatico” è quello di Mariarita Sgarlata, esponente di spicco del Pd siracusano, già assessore ai Beni culturali, costretta a dimettersi per presunte irregolarità riguardanti la costruzione di una piscina nella sua villa. Fu prosciolta successivamente ed ora continua a fare politica nella sua città.