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LA SICILIA DI CROCETTA/ Una politica in pezzi (e le macerie sui cittadini)

Pubblicazione:domenica 22 novembre 2015

Rosario Crocetta (InfoPhoto) Rosario Crocetta (InfoPhoto)

Proviamo ad accorpare altri casi analoghi almeno per non dilungarci troppo. Nel terzo governo Crocetta, rimasero in carica meno di sette mesi, l'avvocato siracusano Ezechia Reale, la crocettiana Pina Furnari, Roberto Agnello assessore all'Economia, poi ripescato come consulente dell’Assessore alla Salute Lucia Borsellino. Un rilievo particolare va dato a Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponetto e rimasto famoso perché chiese chi fosse l’intestatario della sala Giuseppe Alessi (primo presidente della Regione siciliana, ndr). Rimasero sette mesi in giunta anche il presidente del Pd Giuseppe Bruno e il presidente di Federalberghi Nico Torrisi. Anche Nino Caleca, assessore all'Agricoltura, lasciò dopo meno di sette mesi, quando però si accorse del rischio di un possibile "ritorno del passato", visto che proveniva da una storia di sinistra militante.

Chiudiamo con un caso inciso nei ricordi di tutti gli automobilisti siciliani. Quello di Ettore Leotta: le sue dimissioni furono una diretta conseguenza del crollo del pilone sulla A19. Comunicò nella circostanza che per lui docente catanese era diventato impossibile fare la spola tra Palermo e Catania, con l’autostrada interrotta. Così è stato sostituito... da un altro catanese, cioè il suo segretario particolare Giovanni Pistorio.

Ci sarebbe poi da raccontare della studentessa fuori corso Nelli Scilabra divenuta assessora alla Formazione professionale ed ora “retrocessa” a capo della segreteria del presidente. Della segretaria del presidente Michela Stancheris promossa assessora, incarico che lasciò dopo una non brillante performance elettorale alle elezioni europee, ma comunque poi sempre ripescata. E di tanti altri “personaggetti”, come direbbe Maurizio Crozza, che volevano fare grande la Sicilia e non sono riusciti a fare più grandi neanche loro stessi.

Adesso le speranze sono puntate sul nuovo Governo che rispetto al passato dovrebbe essere forte del consenso dei partiti che lo sostengono, anche attraverso esponenti di primo piano. Il tentativo ben noto e meno ben riuscito è quello di dar vita ad una grande coalizione che veda al suo interno il maggior numero di forze politiche possibili, non importa se sono state o sono o saranno all’opposizione, non importa se hanno detto peste e corna di Crocetta, non importa se sono state a guardare fin ora, purché vogliano condividere l’avventura di questi ultimi due anni e presentarsi ai siciliani per il dopo Crocetta. Obiettivo dichiarato fermare la marea montante del consenso che i 5 Stelle continuano ad acquisire.

Saranno comunque due anni durissimi perché i conti del bilancio regionale non tornano, malgrado i tanti viaggi a Roma dell’assessore all’Economia cui si aggiunge il giudizio inclemente della Corte dei Conti della Sicilia. Ma, si sa, quando c’è profumo di elezioni si trova sempre un punto di convergenza. Importante e vincere; a litigare c’è sempre tempo, dopo. Ed ecco che sono rispuntati gli “arditi” che per il bene del popolo sono disposti a raccogliere il testimone, alquanto logoro e consunto, che lascerà Crocetta. Parliamo di coloro che sono pronti a candidarsi alle prossime elezioni regionali. C’è da credere che il numero aumenterà vistosamente nei prossimi mesi. E di fronte ai tanti problemi irrisolti dei siciliani, verrebbe da dire: la Sicilia può attendere.



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