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LA SICILIA DI CROCETTA/ Una politica in pezzi (e le macerie sui cittadini)

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Rosario Crocetta (InfoPhoto)  Rosario Crocetta (InfoPhoto)

Una volta, non molto tempo fa, sembrava che il problema più grave della politica italiana fosse la durata dei suoi governi, da quelli locali a quello nazionale. La causa era tutta interna alla politica, che aveva smarrito la strada per raggiungere il bene comune. Poiché però ammettere ciò significava mettere in discussione il ruolo che svolgevano e il potere che amministravano partiti e uomini politici, si imboccò la solita scorciatoia del “meccanismo infallibile”. Politici e mass media ci convinsero così che con l’elezione diretta da parte di tutti i cittadini di Sindaci, Presidenti di Province (quando ancora esistevano) e di Presidenti delle Giunte regionali, in attesa di modificare la Costituzione per giungere finalmente anche in Italia al Presidenzialismo, si potesse sconfiggere, quasi per editto, il triste fenomeno di governi che duravano lo spazio di un mattino. I meno giovani ricorderanno che si coniò il termine di “Governo balneare” proprio a indicare quella sorte di precarietà necessaria che le circostanze richiedevano.

Giunsero così i governi stabili, in grado di reggere cioè una intera legislatura la quale, avrebbe portato con sé la continuità di governo e quasi taumaturgicamente quella del “Buon governo”. Peccato che proprio le regole che si ritengono più perfette sono quelle che producono più danni; così i malesseri di una politica che non era più in grado di reggere il rapporto con gli elettori, si scaricarono sui cittadini. E da ciò derivò anche il vertiginoso aumento dell’astensionismo, fino a quel momento quasi sconosciuto.

Basta percorre la storia degli ultimi 15 anni di politica siciliana e dei governi che si sono succeduti per averne la prova e comprendere la gravità delle conseguenze su tutta la società. Dopo gli anni dei Governi Cuffaro e Lombardo, che raccolsero grandi messe di voti alle elezioni, si è giunti pochi anni fa, alla elezione di Rosario Crocetta, frutto del consenso del 13% dei siciliani aventi diritto al voto: molti non votarono, altri non lo votarono.

Crocetta, forte del patto scellerato previsto dalla legge che lega le sorti del suo governo alla permanenza del 90 deputati all’Assemblea regionale, ha inaugurato una nuova strada per governare, meglio un’autostrada (peccato che in Sicilia queste, prive di manutenzione, crollano a pezzi e ci si deve accontentare della “Regia trazzera” fatta con i soldi dei deputati 5 Stelle, per andare da Palermo a Catania), sintetizzabile nella frase con cui alcuni giorni fa ha commentato la nascita del suo quarto Governo. A chi chiedeva se sarebbe stato un governo per tutta la legislatura, ha risposto. “Non sono un oracolo... L'importante è che ci sia Crocetta sino alla fine...".


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