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Politica

GUERRA AL TERRORE/ Polito: il piano Renzi non basta, serve un Fbi europeo

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Finora il governo sta tentando di sfuggire il più possibile ai rischi. Rischi quindi legati alla guerra, alla partecipazione a spedizioni militari e al terrorismo in casa nostra. L’Italia è in una posizione migliore rispetto a Francia e Belgio, anche perché la sua immigrazione islamica è più recente e certamente meno radicalizzata. Anche se non possiamo nascondere che anche da noi ci sono delle cellule dormienti. Il governo sta quindi cercando di allontanare da sé lo spettro di un’emergenza.

 

Per l’inviato speciale dell’Onu, Martin Kobler, è l’Isis “la minaccia più grave in Libia”. E’ così?

Sì. Dopo la Siria, la Libia è il secondo Paese mediterraneo dove non c’è un governo con pieni poteri. Si tratta di uno Stato fallito con due governi in lotta tra loro, cui si aggiungono una serie di bande locali. C’è quindi il rischio reale che diventi il brodo di coltura ideale per un’espansione del fondamentalismo islamico.

 

Secondo Renzi, “senza una chiara strategia per il dopo qualsiasi adesso diventa meno forte e meno credibile”. Il nostro governo può dire di avere una posizione netta?

L’Italia è in ritardo nel dare una risposta al governo di Baghdad e Washington. Entrambi hanno chiesto che i nostri Tornado, già impegnati in Iraq, partecipino anche alle azioni di bombardamento. Non possiamo stare alla finestra né fare i neutralisti. Giovedì Renzi vedrà il presidente Hollande, che gli chiederà anche ai sensi del Trattato dell’Unione Europea una collaborazione nella lotta al terrorismo. Vedremo quale risposta gli darà Renzi. Per il resto mi sembra corretto che l’Italia aspetti le determinazioni internazionali che saranno decise dalla coalizione, ammesso che questa esista e che sia pronta a combattere l’Isis.

 

L’abbattimento del jet russo mette a rischio l’esistenza stessa della coalizione?

La Turchia sostiene i ribelli sunniti che combattono contro Assad in Siria, e la Russia bombarda quei ribelli. Insieme dovrebbero poi combattere l’Isis, ma è chiaro che le due cose non possono stare insieme. D’altra parte si sa che in Turchia c’è un sentimento diffuso e un interesse radicato del governo che in passato ha usato l’Isis in funzione anti-sciita e anti-Iran.

 

(Pietro Vernizzi)

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