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ROMA E MILANO/ Renzi spiana la strada al nuovo "potere"

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E Renzi? Per Milano, spera che Sala gli dica di sì; e per Roma e Napoli deve cercare di cavare fuori dal cappello qualche "coniglio", ma al momento è il deserto.

Non è detto che non riesca; d'altra parte la sua cifra più importante sinora è stata la fortuna e speriamo, per tutti noi, che duri, ma la vicenda di questi giorni ci porta a rivedere una serie di dati e a dire che non si intravvede un Partito democratico di Renzi e che, perciò, non si intravvede un Pd tout court.

Nel 2014 in Emilia Romagna, roccaforte storica del Pd, va a votare appena il 37,67% degli elettori; nel 2015, a causa dei brogli delle primarie, il Pd di Renzi perde la Liguria, dove Berlusconi per non creargli problemi aveva candidato il suo portavoce, Giovanni Toti, che tutto avrebbe voluto fare tranne che il presidente della Regione. 

Inoltre, nulla accomuna il segretario Renzi con i diversi governatori delle regioni amministrate dal Pd, a cominciare da Crocetta che ormai sembra andare per la sua via, per continuare con De Luca, Emiliano, Zingaretti, Rossi e Chiamparino che sono sempre andati per la loro via.

Sarà anche per questo che in area governativa, dopo avere fatto fuori i presidenti delle Province e i senatori direttamente eletti, perché — a dire degli esperti, sostenitori di queste riforme — "il Paese non avrebbe potuto permettersi una classe politica così ampia", si sta avanzando l'idea di Regioni senza elezioni, rette, alla stregua di grandi aziende o agenzie territoriali, da direttori generali e funzionari governativi.

Ma se a sindaco sono candidati ex commissari straordinari, se i presidenti delle province non sono più eletti direttamente, se le Regioni, per evitare il fenomeno dei governatori dissenzienti, sono private anch'esse dell'elettività, se l'elezione della rappresentanza parlamentare è trasformata nell'investitura di "un uomo solo al comando" (come accadrà con l'Italicum), è giocoforza che un sistema politico, pensato come un insieme di partiti radicati nel territorio che si relaziona con i propri militanti e i propri elettori per proporre — come recita la Costituzione — "una politica nazionale", non possa esistere; anzi, la sua formazione è volutamente evitata e accuratamente impedita, anche se altri dovessero tentare di farlo. 

È in questo modo che la nostra non è più una democrazia, ma qualcosa che conserva solo qualche vestigia della vecchia democrazia fatta di partiti ed elezioni; non siamo ancora ai "ludi cartacei", ma neppure ne siamo lontani. 

Ma attenzione. La storia ci insegna che chi manipola il consenso e disattende le aspettative popolari, prima o poi, è costretto a renderne conto e non basterà a salvarlo internet e neppure gli scongiuri contro i gufi.

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COMMENTI
03/11/2015 - W i gufi! (Carlo Cerofolini)

Chi troppo e male vuole, come Renzi, nulla stringe. W i gufi!

 
03/11/2015 - commento (francesco taddei)

i commissari devono aggiustare ciò che i sindaci irresponsabili, populisti e magnaccioni devastano, facendo ricadere il costo su tutti gli italiani. w i commissari!