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SCENARIO/ Folli: la morte del renzismo verrà dalle periferie, non dai tagli

Sergio Chiamparino (Infophoto) Sergio Chiamparino (Infophoto)

Il prodursi di una sfasatura tra il cammino solitario di Renzi e il partito sul territorio. Il fatto è che in questo cammino il premier non esita a mettere in crisi anche vecchi rapporti perché non vuol essere condizionato da nessuno. Il partito a livello locale spesso non è all’altezza del messaggio del leader, eppure tra pochi mesi si voterà per le amministrative. Ecco dunque la sfasatura tra un forte messaggio a livello centrale e una serie di intoppi ai vari livelli locali che possono anche costituire una pietra d’inciampo molto grave sul cammino della stessa filosofia politica di Renzi.

 

Quale strategia può mettere in campo Renzi per non far cadere Roma e Milano in mano all’M5s?

Milano e Roma sono due situazioni completamente diverse. A Milano Pisapia è un buon sindaco, che lascerà un buon ricordo di sé, e quindi con una strategia accorta il Pd può restare al potere. Non si tratta di umiliare o mortificare il partito, ma del fatto che qualunque decisione va presa senza strappi. Sala è un eccellente candidato, ma va condiviso in modo che la città e il centrosinistra lo accolgano anche perché in politica va tutto costruito insieme.

 

E a Roma?

Il Pd non può pensare di prendere Roma. Al massimo può votare al secondo turno un candidato che sia il meno lontano possibile.

 

Quindi la sfida è tra centrodestra e M5s?

In vista del primo turno l’M5s è molto forte. I giochi però si faranno al secondo.

 

Veniamo alla legge di stabilità. Secondo lei ha un progetto?

Con questa manovra Renzi cerca di fare breccia in un elettorato moderato che finora ha guardato con simpatia al premier, ma che non gli ha dato ancora il voto. Non è detto però che ci riesca, perché questa manovra ha mille condizionamenti. I taglio delle tasse è una questione forse più apparente che reale, comunque ci sono degli aspetti sia pure positivi che però non sono in grado di smuovere grandi blocchi di elettorato.

 

Renzi mette nel conto di perdere qualcosa a sinistra in termini di consensi, cercando al tempo stesso di guadagnarne al centro e centrodestra. Secondo lei riuscirà nel suo intento?

Al momento nel centrodestra non vedo una leadership, e non vedo nemmeno come si possa ricostruire. Oggi come oggi Salvini è forte, ma non abbastanza per imporre una sua egemonia al centrodestra. Berlusconi è troppo debole, irresoluto e ondeggiante. Ha ancora un blocco di voti non disprezzabile, ma sono degli spezzoni che non riescono a esprimere una sintesi alta.

 

(Pietro Vernizzi)

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