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Politica

CAOS PD/ Caldarola: la "cosa rossa" nasce morta, ora Renzi parli con Bersani

Marco Travaglio (Infophoto)Marco Travaglio (Infophoto)

Il vero problema di quanti stanno lasciando il Pd è che stanno ripetendo l’errore classico della sinistra. Si collocano cioè su una posizione che non è propositiva, ma che prevede piuttosto la criminalizzazione dell’avversario. Ieri era Berlusconi, oggi è Matteo Renzi. Quest’impostazione è quanto di meno riformista ci sia. La nuova sinistra di Fassina, D’Attorre e Civati è figlia di Marco Travaglio e non ha quindi nessuna prospettiva elettorale.

 

Dopo l’abolizione della tassa sulla prima casa, Renzi ha proposto di costruire il Ponte sullo Stretto. C’è chi dice che è il sosia di Berlusconi…

In questa vicenda quello che non accetto è l’obiezione sul rischio di infiltrazioni mafiose legata al Ponte sullo Stretto. Se l’Italia non può costruire infrastrutture perché rischiano di cadere nelle mani della criminalità organizzata, il nostro è un Paese fragile. Lo Stato deve creare le condizioni per fare il Ponte sullo Stretto. Poi la decisione andrà presa sulla base del fatto che gli scienziati ci dicano o meno che esiste un rischio geologico.

 

In molti però criticano il leaderismo esasperato di Renzi, affermando che è la vera causa dei problemi sul territorio, da Roma alla Liguria.

Il dramma di Renzi è Renzi stesso, cioè la convinzione di essere autosufficiente. E’ convinto cioè che lui e il suo gruppo di amici possano bastare a dirigere uno Stato, ma nella realtà non è così. Renzi apre conflitti non solo con la sinistra, ma anche con le persone che gli sono state più vicine, da Delrio a Chiamparino. Questo dimostra che il premier ha una capacità di produzione di conflitti che non è una caratteristica positiva per chi deve portare il Paese in un’epoca nuova.

 

Perché Renzi apre così tanti conflitti?

Perché sembra avere fatto proprio il motto di Mao Tse Tung: “Contare sulle proprie forze e lottare con tenacia”. Applicando questa frase del Libretto rosso, Renzi non fa altro che preparare il terreno a Beppe Grillo. Il premier deve abituarsi a collaborare con gli altri, a partire dalle persone che gli sono state più vicine come Delrio e Chiamparino. Lo stesso Bersani, che prende le distanze da D’Attorre, è una figura con cui Renzi può collaborare e non invece un nemico.

 

(Pietro Vernizzi)

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