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Politica

DIETRO LE QUINTE/ Da Bassolino a De Bortoli, tutti i nuovi "nemici" di Renzi

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

Infine a Milano il Pd si trova alle prese con il dopo-Pisapia. L'unica carta in mano a Renzi è Sala, ma già il più autorevole renziano milanese, Stefano Boeri (candidato sindaco alle primarie del 2011), lo ha stoppato: "Un sindaco deve saper scegliere molto bene le persone di cui si circonda e l'entourage intorno a Sala all'Expo — ha dichiarato l'archistar — non è stato dei migliori. Non lo dico io, lo dicono i fatti".

E qui emerge il nodo delle primarie: nel senso che Sala rischia di fare la fine di Bruno Ferrante. Anche l'ex prefetto di Milano nel 2006, dopo aver dimostrato di conciliare ordine e tutela sociale con l'unanime elogio di Assolombarda e sindacati, aveva in partenza probabilità di prevalere sulla Moratti che sembrava un candidato paracadutato all'ultimo momento da Berlusconi. Ma le primarie lo hanno distrutto. Due mesi di torte in faccia da Dario Fo suo antagonista. Il vertice Pd per reagire all'irrisione del premio Nobel costrinse l'ex prefetto a non farsi più vedere con giacca e cravatta e lo mandarono in giro travestito da ex sessantottino in giubbotto. Insomma si doveva far dimenticare che Ferrante fosse stato il prefetto di Milano.

Anche oggi con Sala il rischio delle primarie è il "torte in faccia" (o, come lo chiama più bonariamente Pisapia, il "rischio rissa") screditando Sala e l'Expo e dando visibilità alle componenti più estremiste della coalizione. Ma se Sala rifiuta, l'alternativa — forse — non sono Fiano o Majorino. Incombe la candidatura dell'ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, che Renzi vede come il fumo negli occhi.

Più in generale grava un dato politico sulle primarie. A parte il fatto che le primarie sono volute soprattutto dalla minoranza del Pd come occasione di allearsi con Sel e altri "movimentisti" per mettere in minoranza i "renziani", il dato politico generale è: come fa il partito del premier ad allearsi a tappeto con partiti che sono all'opposizione in Parlamento e accusano Renzi persino di "regime"? L'alleanza tra Pd e partiti dell'opposizione parlamentare nelle prossime elezioni comunali ha una indubbia valenza nazionale. Si tratta di una proposta di coalizione di governo che riguarda le tre principali aree metropolitane d'Italia che sono alla guida dello sviluppo nazionale dell'industria, del terziario e dell'agricoltura. 

Le primarie in realtà possono avere senso positivo per Renzi solo se servono a mettere in secondo piano il Pd e a far decollare le candidature di sinistra come "liste civiche" prefigurando una "lista Renzi" quando entrerà in vigore l'Italicum. Ovvero, come ha dichiarato Sala, "Di destra, di sinistra, di centro? Io me ne frego". 

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COMMENTI
09/11/2015 - Grande è il disordine sotto il cielo (Franco Labella)

Dunque la situazione è eccellente. Del resto se uno cerca di aumentare i consensi impallinando "gufi" e cercandosi un nemico a sinistra tutti i giorni non si può poi lamentare. Come leggevo ieri a proposito di quello che si muove a sinistra "Ne abbiamo viste tante, supereremo anche questa" diceva un vecchio militante del PCI. C'è un'unica osservazione alla lucida analisi di Finetti e riguarda Chiamparino definito "non più renziano". Ahimè, anche se sembrava a tutti che fosse così, c'ha pensato Chiamparino stesso a smentirci tutti. In una intervista ieri ha orgogliosamente smentito di non essere più renziano e si è definito "diversamente renziano". Fino alla morte o, più probabilmente, fino alle prossime elezioni... Del resto dopo aver sentito in tv Sandro Bondi, ex aedo berlusconiano, e la sua consorte tessere le lodi del nuovo messia di cosa ci si può più meravigliare? Il buon Flaiano c'aveva visto giusto e ai nostri giovani studenti che magari non studiano il trasformismo gli si può sempre dire di cercare almeno l'aforisma relativo scritto dall'abbruzzese.