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Politica

POLITICI A CASA/ Ecco perché Marino sì e Crocetta no

Rosario Crocetta (Infophoto)Rosario Crocetta (Infophoto)

Il vero merito della nascita di questo ennesimo governo si deve alla previdenza di qualche parlamentare della prima repubblica che è riuscito a ritrovare, un po' impolverato e un po' consunto, il vecchio e intramontabile "Manuale Cencelli". Certo la sua applicazione è risultata alquanto difficile, anche perché molti giovani parlamentari siciliani non lo avevano mai consultato, convinti che non servisse più; questo è il principale motivo del perché si è perso tanto tempo. Il manuale, infatti, si fondava sul valore e sul peso che veniva attribuito ai singoli assessorati ed in base al quale avveniva la distribuzione degli stessi ai partiti rappresentati. Questi criteri erano negli anni passati condivisi da tutti; ma col passare del tempo anche il peso politico di alcuni assessorati è aumentato a discapito di altri. Ma la vera differenza sta nel fatto che in quegli anni esistevano i partiti e la loro rappresentanza era facile da quantificare anche numericamente, mentre ora esistono "cespugli", aggregazioni di pochi parlamentari che nascono e muoiono con grande velocità e che hanno l'obiettivo di avere la maggiore rappresentanza possibile, per gestire il maggior potere possibile. In barba quindi a tutti i programmi e a tutti gli impegni per lo sviluppo della Regione, si è tornati ad un'accanita lotta per la difesa di questa o quella poltrona, senza alcun rispetto né per i siciliani né per i loro irrisolti problemi. La riprova di tutto ciò si avrà nelle prossime settimane quando, come di consuetudine, a metà legislatura si rinnoveranno le cariche dei presidenti di Commissione all'Arsi. I cespugli si moltiplicheranno ancora, pur di avere anche una sola vice presidenza in più che, con l'aria che tira, "è meglio di niente".

Certo per Crocetta era più facile fare la giunta quando poteva nominare assessori Zichichi o Battiato, senza chiedere il consenso dei partiti e con la certezza di avere quello dell'opinione pubblica. Peccato che le loro capacità amministrative si siano mostrate inferiori alle loro competenze professionali.

Queste ultime settimane di crisi hanno riproposto in modo eclatante una domanda: perché a Roma è possibile trovare 25 consiglieri comunali che, firmando le proprie dimissioni, mandano a casa il sindaco Ignazio Marino e in Sicilia — dove da tempo ormai tutti invocano, a partire da tanti deputati regionali, le elezioni anticipate — questo non è possibile?

Tentiamo qualche "timida" risposta.

La prima questione ribadita e conosciuta da tempo è che in Sicilia non si troveranno mai 46 "deputati volontari" che rinunceranno ad un assegno mensile, ben maggiore di quello dei consiglieri comunali romani, senza alcuna certezza di essere rieletti, tenuto conto che la prossima legislatura vedrà ridotto significativamente il numero dei deputati presenti in Ars. 

Vi è poi il timore del "dopo elezioni". Il Pd siciliano vive l'incubo della possibile vittoria elettorale del Movimento 5 Stelle. E come quelli che si rifiutano di andare dal dentista perché potrebbero essere costretti ad un'estrazione dentale, rimandano la decisione affidandosi agli analgesici. L'unica certezza è che la carie nel frattempo aumenta.