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SPILLO/ Bologna, Italia: se il centrodestra strappa a Renzi la "narrazione" nazionale

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Silvio Berlusconi (Infophoto)  Silvio Berlusconi (Infophoto)

Bologna, nella narrazione materiale dell'Italia democratica, è una città importante (azzardiamo? La più importante). Bologna è la città dei grandi sindaci del Pci, del partito berlingueriano che sembra poter infrangere tutti i tabù pregiudiziali del fattore K (è a Renato Zangheri che gli Usa concedono negli anni '70 un raro visto d'ingresso, trent'anni prima degli endorsement americani per Giorgio Napolitano e poi per Matteo Renzi), Ma è anche la città che - dopo mezzo secolo - sceglie drasticamente un sindaco di centrodestra, Guazzaloca, quando a Palazzo Chigi c'è il primo-premier-comunista D'Alema.

Bologna è la città alma mater di tutti i cosiddetti "cattolici democratici": Dossetti, Andreatta, Prodi & C. Quando a fine 2015 scriviamo o leggiamo di Eni, di Telecom, di Jobs Act o di riforma delle pensioni è ancora il loro modo di vedere l'economia sociale di mercato made in Italy, dal pensatoio del Mulino (i bocconiani ultra-mercatisti, venuti dopo, preferiamo già dimenticarli).

Bologna è (stata) la città del cardinale Lercaro: senza di lui l'arcivescovo di Milano, Montini, non sarebbe mai diventato papa Paolo VI e il Concilio Vaticano II - right or wrong - non sarebbe stato quello che è stato (Papa Francesco, in questi giorni drammatici per la Chiesa, ha nominato un nuovo arcivescovo di Bologna, mai per caso).

Bologna è la città del movimento del '77: dei carri armati per le strade contro Radio Alice, con i nouveaux philosophes a farne la cronaca sui giornali della gauche parigina. Tutti, in quei giorni, pensano a una ritorno di fiamma del '68 o a una sortita militarista delle Brigate Rosse (che a Bologna commettono poi omicidi atroci, ma non mettono mai radici). Invece è qualcosa che gli analisti del grillismo contemporaneo farebbero bene a rileggere, per comprendere a quali derive possa portare la frustrazione giovanile manipolata dai maitres-à-penser di turno.

A Bologna la strategia della tensione - poco dopo l'assassinio di Aldo Moro e ancora molti anni prima della caduta del muro - uccide 80 persone alla stazione: sei volte più di Piazza Fontana. La democrazia non è mai un pranzo di gala, si conquista e si soffre giorno per giorno.

A Bologna finisce il Nord d'Italia: ben a nord della Firenze del premier Renzi. E a nord degli Appennini il nascente "partito della nazione" di Renzi non ha tuttora una sola bandierina piantata: neppure il ministro (bolognese) dello Sviluppo economico in carica, l'industriale Federica Guidi.

Non sappiamo se Matteo Salvini abbia deciso di convocare a Bologna un'adunata del centrodestra con l'intenzione consapevole di inserirsi in questa grande e accidentata narrazione, di chiedervi spazio e legittimazione: a dispetto dei puntuali incidenti antagonisti e dei nuovi avvertimenti ferroviari delle ultime ore. Di certo non gli si può negare il coraggio di averlo fatto. Né a Silvio Berlusconi lo speciale gusto politico di aver rinunciato al centro della foto di famiglia: col Salvini lepeniano; col ras nel Nordest Luca Zaia; con la borgatara Giorgia Meloni (anche la sua è una narrazione italiana); non da ultimo con Roberto Maroni, governatore di una Lombardia sempre narrativamente distante dalla sua metropoli.


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COMMENTI
09/11/2015 - La bruttezza disarmante del centrodx (Pippo Emmolo)

Caro Quaglio, non hai detto "niente" sul centrodestra andato in scena ieri. E non perché la tua sulla città di Bologna non fosse una vera narrazione, ma perché "questo" centrodx non ha niente da dire. E' sospinto solo dalla voglia di potere! Perdona, Quaglio, ma a destra non quagliano! Sono divisi e a pezzi, non son stati capaci di creare una classe dirigente nuova, la loro logica è subalterna alla sinistra, la ledearship è da casta. Pensano che i moderati non voteranno mai Renzi: è vero ma dimenticano che i moderati non sono scriteriati da non mandar loro un segnale nella cabina di voto! non da destra Renzi deve guardarsi ma dallo schema di puro potere che anima anche lui. Sia di là che di qua sono convinti di sapere loro cosa è il bene comune, l'educazione, l'economia, il lavoro: tutto ciò che cala dall'alto! invece il programma si fa con i soggetti della società civile. A destra devono mettersi all'opera, aprire cantieri sui bisogni e i desideri della gente delle cento città italiane, sulle attese dei giovani che guardano al futuro. In quella piazza non sembrava esserci gente che sa ascoltare, che sente di avere dietro un popolo, che vuole rappresentarlo: erano più preoccupati di urlare con slogans, ostentare forza, affetti da umore BIPOLARE: macché ALTERNATIVA! IERI in piazza non c'era il popolo del centrodx ma le sue macerie. Il populismo di Salvini è la vera copertura del "suo" vuoto. Come si fa a scrivere che può ancora avere una chance il post-berlusconismo, Antonio, no?