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LEOPOLDA & SINDACI/ Caldarola: così il cerchio magico farà perdere Renzi

Matteo Renzi e Graziano Delrio (Infophoto) Matteo Renzi e Graziano Delrio (Infophoto)

Lo scenario più probabile è quello delle Regionali in Emilia-Romagna in cui risultò molto forte l’astensionismo, anche perché questo fenomeno a sinistra si è approfondito. Inoltre la destra, pur data per spacciata, ha forse trovato una strada per rimettersi insieme, galvanizzata anche dal risultato francese. In terzo luogo la stella polare di Renzi brilla un po’ meno. La Leopolda parla a una parte dell’Italia, non certo a tutta. Rischiamo quindi che si ripeta quello che è avvenuto sia in Liguria sia in Emilia-Romagna.

 

Resta il fatto che per Renzi le elezioni si vincono al centro, mentre Pisapia propone l’alleanza con Sel. Chi dei due ha ragione?

Non è vero che le elezioni si vincono al centro. Per vincere le elezioni occorrono un’identità molto netta della propria parte politica e la capacità di allargare il proprio fronte elettorale. Quindi Pisapia sbaglia quando afferma che basta unire la sinistra per vincere le elezioni, perché da sola la sinistra non vince proprio niente; ma ha torto anche Renzi se pensa che si vinca al centro. Il centro era un grande tema della prima repubblica, ma nella seconda e nella terza repubblica è un fantasma che non si capisce dove si possa acchiappare.

 

Venerdì inizia la Leopolda. Come legge il suo significato politico?

La Leopolda è un fenomeno che Renzi fa male a ripetere. Il segretario di un partito che convoca un meeting di persone a lui vicine escludendo il suo stesso partito compie davvero una scelta strana, e dà l’idea che a Renzi non importi molto del Pd. E se non importa a Renzi non si capisce perché dovrebbe importare a un elettore. Già è singolare un segretario che si fa una sua corrente interna al partito, ma che si faccia una corrente esterna è veramente una cosa bislacca.

 

Prima ha detto che la stella polare di Renzi non brilla più come prima. Perché?

Per la sua eccessiva autoreferenzialità. Renzi ha colto con una capacità straordinaria un sentimento popolare che era la volontà di cambiamento, di demolizione delle vecchie strutture politiche e anche di rinnovamento generazionale. Invece da qualche tempo non fa altro che autocelebrarsi, promuovendo uomini della sua cordata toscana in tutti i posti di comando. Non lo fece neppure De Mita con gli avellinesi. Quando si governa, normalmente si è meno popolari di quando si è all’opposizione. Se a ciò si aggiunge l’autoreferenzialità si finiscono per perdere i contatti con la società reale.

 

(Pietro Vernizzi)

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