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LEOPOLDA NEL CAOS/ Cuperlo: se Renzi fa da solo, stavolta perde

Pubblicazione:sabato 12 dicembre 2015

Gianni Cuperlo (Infophoto) Gianni Cuperlo (Infophoto)

“Il Pd deve avere l’umiltà di capire che non siamo autosufficienti e che a partire dalle amministrative dell’anno prossimo la possibilità di vincere dipenderà molto dalla ricostruzione di un centrosinistra unito”. E’ il richiamo di Gianni Cuperlo, deputato ed ex presidente del Pd, che per oggi a Roma organizza un incontro nazionale sul tema “Con il Pd in un mondo che cambia. Per un nuovo centrosinistra”. Un’iniziativa promossa insieme a Roberto Speranza e Sergio Lo Giudice e cui parteciperanno Lucia Annunziata, Lorenzo Guerini, Emma Bonino e Piero Ignazi.

 

La Leopolda di Renzi e, a 500 metri, a debita distanza, i cittadini beffati dalle banche. Cuperlo, che succede?

Non faccio il questore di Firenze, dico però che abbiamo davanti decine di migliaia di persone, gente semplice, onesta, che ha lavorato anni per cumulare i suoi risparmi e a cui hanno tolto non solo la certezza sul proprio futuro ma la fiducia nello Stato. Il rimpallo delle responsabilità è uno spettacolo penoso. E’ evidente che chi avrebbe dovuto vigilare, prevenire e intervenire per tempo non lo ha fatto. Resta un sistema di banche locali che ha mostrato più di qualche opacità e a oggi non c’è la garanzia che altri problemi non riguardino istituti diversi. Anche per questo credo vada accolta la richiesta, che è partita dalle opposizioni, per una commissione parlamentare d’inchiesta sull’attività di vigilanza degli ultimi dieci anni. Bisogna restituire ai cittadini la certezza del diritto e delle regole, cambiando quelle che si sono rivelate sbagliate.

 

A Roma si tiene l'incontro nazionale di cui lei è il principale organizzatore. Cosa dev'essere oggi il Pd?

Una forza della sinistra, aperta, plurale, ben piantata nel campo largo di un centrosinistra civico e di governo. Un partito che apre un confronto culturale e sulla strategia di una sinistra socialista che a livello europeo balbetta quando si parla di profughi o di contrasto alle politiche di austerità. Un partito che non ha paura di mutare radicalmente le forme della sua organizzazione guardando negli occhi il calo di iscritti e l’abbandono silenzioso di tanti.

 

E che cosa deve essere la sinistra italiana?

Ma la sinistra italiana per me non è altra cosa dal Pd, anche se naturalmente non è interamente compresa dentro quel partito. A me è dispiaciuta l’uscita di figure che stimo come Cofferati, D’Attore, Fassina e Carlo Galli, e ho rispetto verso la nuova esperienza che hanno contribuito a far nascere. Ma guai se accettiamo – loro e noi – l’idea che a questo punto siamo uno l’avversario dell’altro. Il Pd deve avere l’umiltà di capire che non siamo autosufficienti e che a partire dalle amministrative dell’anno prossimo la possibilità di vincere dipenderà molto dalla ricostruzione di un centrosinistra unito. In questo l’appello dei sindaci di Milano, Genova e Cagliari va nella direzione giusta. I miei compagni di Sinistra Italiana, da parte loro, dovrebbero comprendere che l’avversario non è il Pd ma la destra. Lo dico così, questo non è tempo di steccati o casacche, ma di ponti e di un campo aperto. E questo vale per tutti.

 

Quali sono le responsabilità del governo nella vicenda legata al salvataggio delle quattro banche?

Il governo ha messo in sicurezza depositi e conti correnti e adesso cerca una soluzione per chi si è svegliato senza più nulla. E’ giusto farlo e mi auguro che la soluzione ripaghi almeno parte di quelle persone anche nella loro dignità.

 

Nardella ha dichiarato: “Lo schema destra-sinistra è superato. La formula è il Partito della Nazione”. E’ d’accordo con questa idea, che pare risultare vincente?


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