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Politica

LEOPOLDA 2015/ D'Attorre: dalle banche all'Ue, Renzi si inchina a chi comanda

Per ALFREDO D’ATTORRE (Sinistra Italiana) le parole di Renzi sul Salva-banche sono un atto di arroganza. Quel decreto è sbagliato: lascia sul lastrico migliaia di risparmiatori incolpevoli

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

“Chi pensa di strumentalizzare la morte delle persone mi fa schifo. A polemiche e retroscena rispondo con il sorriso. Non ci avrete amici”. Sono le parole alla Leopolda del presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il segretario è intervenuto a 360 gradi toccando tutti i temi più attuali della politica italiana e internazionale, elencando i risultati ottenuti dal governo e spiegando quali sono i suoi obiettivi per i prossimi mesi. Ne abbiamo parlato con Alfredo D’Attorre, deputato di Sinistra Italiana dopo avere militato nel Pd fino al 6 novembre scorso.

A proposito del salvataggio delle quattro banche, Renzi ha detto: “Lo firmerei domattina quel decreto”. Che cosa risponde?

Lo vedo come un atto di arroganza e di incapacità di conoscere la realtà. Quel decreto è sbagliato, perché lascia sul lastrico decine di migliaia di piccoli risparmiatori incolpevoli. Dimostra quindi l’inconsistenza e la debolezza della nostra politica europea. Facciamo pagare ai risparmiatori il disastro nella gestione di alcuni istituti di credito, dopo che la Germania ha utilizzato 250 miliardi di euro per salvare le sue banche e dopo che l’Italia ha contribuito con 60 miliardi di euro al salvataggio di altri Paesi.

Sull’assenza del simbolo del Pd alla Leopolda, Renzi ha detto: “Lo facciamo anche senza mettere bandiere, perché la bandiera ce l’abbiamo stampata nel cuore. Mentre quelli che ci chiedevano di mettere bandiere se ne sono andati dal Pd”. Si sente chiamato in causa?

Io direi a Renzi di aprire gli occhi, provando a guardare oltre le luci soffuse e il mondo di plastica della Leopolda. Si faccia un giro nei circoli e nei territori di periferia, e scoprirà una scissione tra quel che resta del Pd e i bisogni e la speranza del suo popolo. Questa spaccatura spiana la strada ai populismi di destra.

Il segretario ha rivendicato: “Abbiamo rovesciato il sistema politico più gerontocratico d’Europa” …

Renzi ha sostituito alcuni dirigenti politici mentre altri sono saldamente al loro posto, come Franceschini, Fassino e De Luca. E’ stata una rottamazione selettiva che ha risparmiato i “gerontocrati” che si sono messi al suo servizio. Renzi del resto fa proprie politiche molto vecchie. Sul piano economico-sociale Renzi sta proponendo un modello mercatista e deflattivo dal punto di vista salariale, che è quanto di più vecchio e sbagliato ci possa essere. Sul piano degli assetti di potere reale della società italiana i ceti dominanti sono ancora ben saldi.

E il potere di Renzi invece quanto è saldo?

Lo vedremo presto. Il referendum in autunno non riguarderà i dettagli della legge costituzionale, ma sarà un giudizio popolare sull’intero complesso delle riforme o controriforme renziane. Da quel voto passa la possibilità di superare il renzismo e di riaprire una prospettiva progressista. Rimane intatta la stima per i miei amici della sinistra Pd, però vorrei chiedere loro: “Si può essere contemporaneamente per un nuovo centrosinistra e al fianco di Renzi in questo appuntamento decisivo del referendum di autunno?”. Bisogna dire no allo stravolgimento renziano non soltanto del dettato costituzionale, ma anche del modello di società inscritto nella Costituzione repubblicana.

Sulla procedura d’infrazione Ue, il premier ha detto: “Non è un problema per l’Italia. Quell’Europa fa male a se stessa” …