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DOPO IL VOTO/ Sapelli: così la Francia spazza via "caste" e politologi

Marine Le Pen (Infophoto) Marine Le Pen (Infophoto)

Si tratta della perdita della capacità aggregativa dei partiti tra di loro, di norma messa in atto da partiti che dal centro guardano verso le sinistre oppure le destre. È stata questa capacità aggregativa che ha costruito le democrazie parlamentari dopo la Seconda guerra mondiale e quando questa capacità ha cominciato a entrare in crisi dall’inizio degli anni Ottanta del Novecento son aumentati i nostri guai, amplificati da generazioni di politologi deficienti che hanno identificato mediazione e compromesso con inciucio e visione di lungo periodo con obsolescenza senile delle persone piuttosto che delle teorie, ?chiamando “caste” generazioni di sindaci che hanno retto il Paese per puro spirito di servizio.

In Francia eravamo dinanzi a una prova generale di questo tipo: i neo gollisti di Sarkozy sarebbero stati in grado - grazie al sistema a due turni, al ballottaggio, ai collegi uninominali - di ricreare una casa della destra che accogliesse dal nocciolo duro de “Les Republicains” sino ai centristi democratici cristiani e anche - soprattutto - gli estremisti di Marine Le Pen? Si parla di elettorati naturalmente, perché una delle caratteristiche dei sistemi parlamentari è proprio nel suo fondarsi sulla possibilità per l’elettore di dividersi dal destino di colui o colei che voterebbe in condizioni di perfetta e ottimale disponibilità di scelta, allorché questa condizione non può più riprodursi.

È l’ora allora della decisione ultima. È l’ora in cui il valore delle classi politiche o dei leader, come oggi si dice, pienamente si disvela. ?In Francia un gaullismo rinnovato e un socialismo diviso hanno ritrovato un via che pone al primo posto il valore della politica, non del populismo.

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