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CONFLITTO DI INTERESSI?/ Il giurista: quello della Boschi non c'è, quello di Renzi sì

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Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto)  Maria Elena Boschi, ministro per le Riforme (Infophoto)

M5s sta guidando un'offensiva parlamentare contro il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi, il cui padre, Pier Luigi Boschi, è stato prima componente Cda e poi vicepresidente di Banca Etruria, l'istituto che insieme ad altri tre (Banca Marche, Carife e CariChieti) è stato salvato con decreto del governo. Ad appiccare il fuoco è stato Roberto Saviano che sabato scorso, in piena Leopolda, ha puntato il dito contro il conflitto di interessi del ministro, chiedendone le dimissioni e aggiungendo che quando Berlusconi era al governo si sono chieste le dimissioni, sue e dei suoi ministri, per molto meno. Secondo Stelio Mangiameli, costituzionalista e penalista, nel caso di Maria Elena Boschi il conflitto di interessi non c'è. Nondimeno il problema resta. Ed è tutto a sinistra.

Le opposizioni, da M5s a Lega e FI, vogliono sfiduciare il ministro Boschi. Lei ravvede un conflitto di interessi?
Dalle notizie che si hanno, direi di no. Il conflitto d'interessi deriva da una condizione in cui si trova chi è portatore di specifici interessi economici e ricopre una carica in modo che, disponendo del potere di decisione, può servirsene per fini propri e non per fini generali. Quest'ipotesi deve avere una certa consistenza, non è sufficiente un semplice fatto coincidente.

Nel caso di Maria Elena Boschi il padre è stato per un periodo vicepresidente di Banca Etruria, che vedeva impiegato anche il fratello. 
Sì, in ciò vi è un fatto coincidente. Tuttavia, nessun patrimonio del ministro è coinvolto e nessun blind trust si sarebbe potuto costruire per salvaguardare la funzione esercitata. 

La difesa di Boschi è: non ho partecipato al Cdm su riforma, risoluzione e commissariamento, deciso direttamente dal Mef. Le pare sufficiente?
Comportamento corretto, visto che sussisteva un fatto coincidente. Lo si fa ogniqualvolta ricopriamo una carica e una decisione giuridico-istituzionale ci può riguardare. Direi che è più che sufficiente. Cosa avrebbe dovuto fare, vista anche la limitata entità del fatto?

Intanto, i vertici di Banca Etruria sono indagati per omessa comunicazione di conflitto di interessi.
Questo è un problema diverso che riguarda altri soggetti e per ragioni diverse. Il che non vuol dire che il decreto salvabanche vada bene in tutto e per tutto. 

Che cosa non le piace del dl salvabanche?
Si è cercato di fare passare dei risparmiatori per degli speculatori e si è giocato sul limitato numero, per cui erano sacrificabili. Ora, al di là dei profili giuridico-formali per cui i titoli venduti erano titoli di rischio, non c'è dubbio che sono stati venduti come titoli di risparmio, in genere con una redditività bassa (l'1%), a dei risparmiatori e poco doveva importare che erano/sono un numero limitato. I risparmiatori non sono mai sacrificabili. Se il governo avesse adottato misure per il rimborso di questi titoli, non ci sarebbero stati problemi o i problemi sarebbero stati di altro genere. 

Torniamo al conflitto di interessi. Che cosa dice, semplificando, la sua disciplina in Italia al momento? Non pensa che, da Berlusconi a questa parte, il metro del conflitto di interessi sia solo politico? 



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COMMENTI
16/12/2015 - commento (francesco taddei)

l'influenza di un individuo su un parente con incarichi importanti non viene esercitata? in italia? oltre alla costituzione il costituzionalista studi la società del nostro paese.