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Politica

BOSCHI & GOVERNO/ Lo strapaese dei babbi sgomitanti

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Ma queste sono "quisquiglie e pinzillacchere", come direbbe il grande Totò, rispetto a quello che dovrebbe ricostruire la magistratura: come era la gestione del credito dell'Etruria? Che storia ha avuto in questi ultimi anni? E malgrado la grande liberalizzazione della finanza (impostasi in Italia soprattutto dopo Tangentopoli e le note liberalizzazioni "svendita" anche delle banche), quella che doveva introdurci nel "regno della trasparenza", ci si chiede legittimamente se non ci sarà stato qualche amministratore di banche e contemporaneamente di aziende che abbia favorito qualche partito, aprendo linee di credito di favore. Sono ombre che bisognerebbe chiarire, non con la solita "commissione d'inchiesta", che riempie gli scaffali delle biblioteche di Camera e Senato ma che non porta mai alla verità.

Invece, Renzi, il suo ministro "principe" Boschi, e tutto il clan o "cerchio magico", tira fuori il petto e alza i toni anche per l'istituzione di una commissione d'inchiesta, in questo neppure contestato dalla cosiddetta "sinistra interna" del Pd, una larva sopravvissuta del vecchio Pci che fa rimpiangere persino l'Armando Cossutta, filobolscevico ma anche capace, ai suoi tempi, di far fuori stalinisti come Giuseppe Alberganti e Alessandro Vaia nella federazione comunista di Milano.

Di fatto, in un anno, visto l'andamento dell'ultima "Leopolda", il governo, il partito e il clan dei sostenitori si sono giocati una fetta enorme di credibilità. La Maria Elena Boschi è assolta dal voto parlamentare, scontato e quindi quasi inutile, ma resta "azzoppata". Il premier "faccio tutto io", Matteo Renzi, deve addirittura richiedere l'intervento di Raffaele Cantone, cioè del presidente di un'Autorità esterna, per riacquistare parte della sua credibilità di presidente del Consiglio del governo.

Il tutto in uno spettacolo da "polverone" di basso livello, se non da "basso impero", dove il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, la Banca d'Italia e la Consob dicono e vengono contraddette, escono con dichiarazioni quasi banali e poi vengono messe in un angolo. La parola d'ordine è che "arriva Cantone", come in una vecchia canzone che diceva "arriva la bomba che scoppia e rimbomba".

Il problema reale è che anche in una crisi democratica e dello Stato, come si vive in Italia, il potere, anche se destrutturato e frantumato, non può finire in mano a una compagnia di amici, che hanno in più dei "babbi sgomitanti", come si dice a Firenze, ad Arezzo e dintorni. Qui vale la pena di ascoltare un vecchio socialista come l'ex ministro Rino Formica, che spiega che l'Italia, anche se è in crisi, resta sempre un grande paese, che non può essere governato da una sorta di "strapaese" rampante.

In parole più chiare e irriverenti, ci si scusi l'accostamento, la tragedia dei risparmiatori italiani non può essere gestita da un'entità che ci ricorda una famosa canzone di Enzo Jannacci, quella del "palo" della banda dell'Ortica.