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BOSCHI & GOVERNO/ Lo strapaese dei babbi sgomitanti

Pubblicazione:sabato 19 dicembre 2015

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Quello che più indigna è lo spettacolo della nuova grande sceneggiata. Con il ministro alle Riforme costituzionali, Maria Elena Boschi, che difende di fronte al Parlamento il padre, ma "se colpevole" sarebbe pronta a condannarlo, pur amandolo. Poi la sedia vuota del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che invece gioca la parte inedita del "guastatore" a Bruxelles, alzando la voce contro l'Europa a trazione tedesca e Angela Merkel. Sapendo così che assolve a un "compitino" che qualcuno gli ha affidato, forse dall'altra parte dell'Atlantico, ma di cui nessuno si preoccupa, tanto meno la Germania e la Merkel. Che cosa conta l'Italia renziana in politica estera?

Come dice un bravo e saggio analista di vicende politiche, in fondo, "è venti anni che questo Paese vive di sceneggiate". Ma questa volta l'indignazione si rinnova più forte, perché c'è un pensionato che si è suicidato e ci sono 130mila persone, carne umana, che sono state truffate da Banca Etruria e da altre consorelle di sedicente "territorio". E non c'è nessuno che ha pensato e che può ora risarcire gli imbrogliati e i derubati.

Nella grande sceneggiata ci sono diversi atti e differenti quadri. Siamo partiti da Montecitorio, ridotto ormai a una palestra di discorsi con strafalcioni, con in pedana anche uno dei nuovi leader del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista, specialista in mozioni "ad personam", scambiato dai nuovi media della "svolta morale" come una sorta di novello Lord Palmerston.

Ma in fondo la Camera dei deputati è ormai solo un "retrobottega", un aspetto inquietante, anche questo drammatico, della crisi della democrazia e dello Stato italiano e dove c'è posto per la follia grillina.

Al centro della scena c'è invece lo scivolone che ha fatto il presidente del Consiglio sull'affare delle quattro banche fallite e sui retroscena della vicenda. Matteo Renzi, il "decisionista" più veloce del mondo, questa volta è intervento tardi, lasciando che l'Europa salvasse le sue banche in difficoltà, mentre lui perdeva tempo per tutelare quelle italiane, soprattutto i risparmiatori.

Ma c'è di più. In una di queste banche, forse la più importante, l'Etruria, uno degli amministratori dal 2011 è il padre del suo ministro "principe", Maria Elena Boschi, Pier Luigi Boschi. Questo signore è stato sanzionato e la banca è stata commissariata quando è diventato vicepresidente. Ma dal 2011, quando era già in consiglio di amministrazione (nonostante un lapsus della figlia), era contemporaneamente, a quanto si dice, in altri 14 consigli di amministrazione di grandi aziende agricole della Toscana e dell'Umbria.

Banca Etruria non è affatto una "banchetta" come qualcuno ha voluto far credere. Ha una storia aretina di scontri e di accordi tra massoni e cattolici, dai tempi del "maestro venerabile" Licio Gelli fino alla parabola degli ex Dc. Come è strano che, in uno dei suoi fondi antirenziani, Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, evocasse ombre massoniche. 


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