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Politica

ITALICUM FLOP/ La lezione di Madrid fa tremare Renzi

Renzi & Boschi, di fronte al "balletto post-elettorale" della Spagna, dicono che con l'Italicum esso sarebbe evitato. Invece, così com'è, sarà l'Italicum a non funzionare. STELIO MANGIAMELI

Mariano Rajoy (Infophoto)Mariano Rajoy (Infophoto)

Il voto di ieri in Spagna e quello di una settimana fa in Francia hanno qualcosa da insegnare all'Italia, nonostante le considerevoli differenze tra i due casi.

Innanzi tutto, si è votato per due livelli di governo diverso: le regioni, tutte, in Francia, il Congresso dei Deputati in Spagna. In secondo luogo, i sistemi elettorali: la Francia adotta il doppio turno, nel caso del voto regionale, con premio e una soglia di sbarramento molto bassa; in Spagna l'elezione si svolge in un turno, per circoscrizioni molto piccole, tranne quella della provincia madrilena, e con una soglia formalmente non particolarmente alta, ma nella sostanza, atteso il sistema di calcolo dei seggi, favorevole ai partiti maggiori. In terzo luogo, il sistema francese è al momento tripolare, mentre quello spagnolo appare muoversi su quattro partiti. Infine, il risultato assai diverso ottenuto nei due casi: nel caso francese si è assistito al trionfo di una sorta anomala di bipartitismo, con la sconfitta del Fronte Nazionale, che al primo turno aveva conseguito il maggior numero di voti; in quello spagnolo si sono affermati quattro partiti senza la possibilità di garantire, come nel passato, una maggioranza assoluta dei seggi a un solo partito. 

In entrambi i casi forze antieuropee concorrevano con quelle della tradizione politica dei rispettivi Paesi e questa è una complicazione in più.

Consideriamo ora il caso italiano e facciamo riferimento all'elezione della Camera dei Deputati, l'unica rimasta direttamente elettiva, che dovrebbe tenersi nel 2018. La legge elettorale, l'Italicum, prevede collegi plurinominali (piccole circoscrizioni), soglia di sbarramento al 3%, premio di maggioranza con l'assegnazione di 340 seggi su 630: al primo turno, per la lista che raggiunge la percentuale di voti più alta, sopra la soglia del 40%; oppure, se nessuna lista ottiene il 40% dei voti, per la lista che ottiene il maggior numero di voti al secondo turno di ballottaggio tra le prime due liste.

Ogni sistema elettorale è espressione della tradizione di un determinato Paese e risponde a esigenze concrete entro cui si dibatte la questione della stabilità politica, prima ancora della governabilità e anche della rappresentanza democratica, giacché in democrazia si è legittimati solo dal consenso della maggioranza e le minoranze che governano per effetto di escamotage elettorali, in genere, hanno vita breve. La stabilità politica, infatti, è sociale, prima ancora che politica e non può essere prodotta artificialmente per opera di un sistema elettorale. 

Nel caso dell'Italia, poi, l'Italicum, si distanzia dalla tradizione elettorale del Paese che è di tipo proporzionale e a favore di governi di coalizione. L'Italicum vorrebbe realizzare un bipolarismo partitico, a lungo inseguito anche con il Mattarellum e la legge Calderoli, con l'attribuzione della maggioranza dei seggi ad una lista e i residui seggi all'altra lista; con pochi seggi, infine, per le liste minori.

Ancora non sappiamo se funzionerà, né come funzionerà e se i cittadini, alla fine, saranno contenti.