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Politica

LETTERA ALL'ITALIA/ Renzi attacca l'Ue per difendere lady Etruria

Matteo Renzi (Infophoto)Matteo Renzi (Infophoto)

L'aggressività del premier italiano verso l'Europa rigorista a trazione tedesca non è una novità e neppure il suo ricorso, per quanto abile, alla manipolazione narrativa. Questa volta, tuttavia, l'impennata anti-Ue appare tanto più aperta e violenta quanto più essa è funzionale alla difesa essenzialmente interna: quella che deve proteggere il ventre politicamente molle e pericoloso del crack Etruria e del coinvolgimento del ministro Maria Elena Boschi (a proposito: il parere dell'Antitrust italiano – negativo sul presunto conflitto d'interesse di Boschi – è risuonato ieri improprio e stonato: soprattutto da parte del presidente Giovanni Pitruzzella, indagato per frode giudiziaria).

E' pur vero che la spregiudicatezza di Renzi non appare priva – come in altre occasioni – di strutturazione politica. Ieri sera 42 senatori del Pd hanno depositato una proposta di istituzione di una commissione d'inchiesta sull'operato della vigilanza di Bankitalia e Consob dal 2000 a oggi. Mossa non meno pesante della diffusione della lettera Ue. La sfiducia al governatore in carica, Ignazio Visco, appare ora quasi espressa dal partito di maggioranza e – quel che è più rilevante – l'inchiesta punta a far luce anche sull'operato di Mario Draghi: governatore dal 2006 al 2011, poi presidente della Bce, massimo fautore e poi primo gestore dell'Unione bancaria; padre di "Basilea3" e anche del famigerato "bail in" sperimentato per la prima volta in Italia. Un Draghi, peraltro, lui pure in trincea contro il rigorismo tedesco ostile alla prosecuzione degli stimoli mometari nell'eurozona.

L'emergenza politica interna appare in ogni caso uno stimolo (politico) troppo forte per Renzi-il-rottamatore. Ed è comprensibile la preoccupazione che – in questi giorni – caratterizza ad esempio le ripetute uscite dell'ex premier Mario Monti: quasi certo di essere fra i primi imputati di un "processo popolare" a quanto accadde nella decisiva estate del 2011. Fu allora – con lo spread a 575, fra le risatine di Angela Merkel e Nicolas Sarkozy e i bombardamenti in Libia – che l'Italia affondò assieme alle sue banche, che avevano invece resistito al terribile autunno 2008. Fu allora che il destino recente dell'Italia fu deciso da due "Mario": Draghi e Monti. Il primo – già indicato per il vertice Bce – firmò la lettera-diktat che spinse il suo paese verso l'austerità e un lungo ciclo recessivo. Il secondo – blindato dalla toga di senatore a vita concessagli ad hoc da Giorgio Napolitano – sottoscrisse come premier tecnico tutte le direttive "dell'Europa e dei mercati". E se aggiungiamo che la commissione d'inchiesta parlamentare dovrebbe occuparsi anche delle Opa bancarie del 2005, della cacciata di Antonio Fazio da Bankitalia e del crack Mps-Antonveneta, il copione di una potenziale "Norimberga delle banche" si profila anche più denso e dirompente di Mani Pulite.

Ps: sarà un caso, ma anche nel 2005 contro le banche italiane e a favore di quelle europee all'offensiva a sud delle Alpi c'era una commissaria nordica all'Antitrust, l'olandese Neelie Kroes, fiancheggiata dal commissario britannico Charlie McCreevy.

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COMMENTI
24/12/2015 - La Boschi non mi convince del tutto! (orazio adolfo bacci)

Come ho detto sopra, non sono convinto del tutto, "Tanto onesta pare..." se e coinvolta o no la Boschi, mi sembra che sospettare. Anche per la Mafia, Andreotti fu assolto con "Formula Dubitativa!, quindi! Dalla faccia non si vede siamo tutti dei Giano Bifronte, c'è chi frega meno e chi di più, certi ti rubano anche l'anima! Rubare istinto primario dell'uomo più del sesso: Il Ratto delle Sabine... AUG!