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SONDAGGI/ Weber: attento Renzi, chi tocca le banche perde voti, come Dc e Pds...

Luigi Di Maio con Beppe Grillo (Infophoto) Luigi Di Maio con Beppe Grillo (Infophoto)

La distanza tra Pd e M5S è pari al 5-6%: i due partiti sono rispettivamente al 33% e al 27%. Nel corso del 2015 il distacco si era leggermente ridotto perché l’M5S aveva conosciuto una crescita cospicua. Dopo gli attentati a Parigi questa crescita si è però interrotta.

 

Il Pd renziano gode di buona salute?

Il Pd mantiene le sue posizioni e beneficia di un serbatoio potenziale più vasto di quello dell’M5S. I fatti che toccano la sicurezza globale favoriscono sempre una risposta moderata da parte dell’opinione pubblica, e questo moderatismo attualmente è incarnato da Renzi, come prima era incarnato dalla Dc. Agli occhi della gente i partiti moderati rappresentano lo Stato e le sue istituzioni. Non a caso dopo il 1976 l’avanzata del Pci fu arrestata dall’ascesa delle Brigate Rosse.

 

Come sono le dinamiche all’interno dell’M5S?

L’M5S è una realtà che ormai non è più limitata a un consenso nei confronti di Grillo, ma che anzi si caratterizza in modo più ampio. I Cinque Stelle sono sempre meno un movimento leaderistico e sempre più un vero partito. E’ indubbio che ormai Grillo giochi un ruolo determinante, ma gli elettori non votano la sua persona bensì per l’M5S.

 

Perché ne è convinto?

Perché la fiducia di Grillo è di molto inferiore a quella di Di Maio, come pure ai voti che raccoglie l’M5S. Significa che da una forte personalizzazione stiamo andando verso un partito che ha una vita autonoma. E’ possibile che i militanti stretti si riconoscano in Grillo, ma ormai il movimento è un’altra cosa.

 

(Pietro Vernizzi)

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