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DIETRO LE QUINTE/ Da Renzi a Monti, passando per la Ue: ecco chi affonda l'Italia

Pubblicazione:venerdì 25 dicembre 2015 - Ultimo aggiornamento:venerdì 1 gennaio 2016, 16.27

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Chiamare in causa una camera arbitrale vuol davvero dire tutelare il risparmio, come chiedeva il costituente? Credo sia questa la domanda cui dobbiamo rispondere.

Proviamo di farlo. Lei come vede la vicenda del crac di Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti?
E' problematica da due punti di vista. Il primo è prettamente istituzionale. Nessuno dei soggetti coinvolti ha dimostrato di saper svolgere efficacemente le funzioni che la legge gli assegna. Vale per Bankitalia, per la Consob, per il governo e per la magistratura.

Cominciamo dalla prima.
La Banca d'Italia ha dimostrato nei fatti, e l'intervista di Visco a Repubblica ne è la conferma, che il sistema di vigilanza non era affatto all'oscuro delle sofferenze bancarie, eppure non ha fatto nulla. Che poi Visco vada in televisione da Fazio a dire che non aveva poteri per intervenire, è solo un'operazione di comunicazione. Bankitalia ha sempre svolto verso le singole banche un'azione di vigilanza e controllo fondata non su azioni di interferenza operativa, ma sulla moral suasion. Sembra poco, ma non lo è. Ci sono governi che sono caduti per le lettere partite da Via Nazionale (crisi del governo Spadolini II, 1982, ndr), e il divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia, nell'81, si consumò nelle lettere tra Ciampi e Andreatta. Per non parlare delle lettere della Bce ai governi italiano e spagnolo nel 2011.

Dunque Bankitalia poteva intervenire ma non l'ha fatto. Nonostante la super-vigilanza che oggi la Bce compie sui sistemi bancari nazionali?
Assolutamente sì. Il problema se mai è un altro, e cioè che oggi la Banca d'Italia non è più un ente pubblico e un soggetto terzo rispetto ai singoli istituti bancari, ma solo l'ente esponenziale degli interessi di quegli istituti bancari. Ieri ad avere in mano il capitale di Bankitalia erano l'Iri e alcune banche di interesse nazionale (Banco di Roma, Credito Italiano e  Comit), oggi al massimo il 5,5% del suo capitale è in mano a soggetti pubblici. La terzietà non c'è più. Basta andare a vedere la ripartizione delle quote dopo le riforme degli ultimi anni e dopo la vicenda Imu-Bankitalia. E infatti non si sa più cosa sia Bankitalia.

La Consob?
Bankitalia non è intervenuta sulle banche, ma la Consob non ha minimamente garantito i singoli risparmiatori, e questo fa capire a cosa servono le direttive Mifid "per la tutela degli investimenti" di provenienza europea, che ogni singolo risparmiatore deve firmare prima di fare un acquisto obbligazionario o azionario.

Appunto, a che cosa servono?
A che il singolo risparmiatore sia informato del livello di rischio cui va incontro quando fa un acquisto obbligazionario. Quanto fossero realmente informati, lo si può chiedere ai risparmiatori di Etruria e delle altre banche fallite. 

Governo e magistratura?
Il governo è coinvolto in una questione di conflitto di interesse di cui hanno parlato tutti i giornali e non vale la pena parlarne ancora; la cosa divertente è che anche la magistratura, che dovrebbe indagare su quanto è accaduto, si trova rappresentata da un pm di Arezzo che è consulente del governo e il cui incarico attende di essere vagliato dal Csm.

Conclusioni? 


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