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DIETRO LE QUINTE/ Da Renzi a Monti, passando per la Ue: ecco chi affonda l'Italia

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Questo non è il fallimento di quattro banche, ma di un sistema di poteri e di controlli che dovrebbe rappresentare il cuore dello stato di diritto. E chiamare in causa un'autorità straordinaria come l'Anac vuol dire passeggiare allegramente sulle sue macerie.

Ma quella dell'Autorità non è una terzietà così ovvia, limpida e naturale?
E' la terzietà di un'autorità speciale che non ha una collocazione precisa nel nostro sistema istituzionale e che è molto più un problema che una soluzione.

"Rispetto alle rivendicazioni dei privati, cioè i risparmiatori, e alla parte pubblica chiamata a pagare i risarcimenti, cioè lo Stato, ci dev'essere un terzo che decide"; Cantone dixit.
Molto interessante, come principio. La terzietà dovrebbe essere dello Stato, e cioè del potere pubblico, nei confronti di due soggetti privati, la banca fallita e l'investitore presumibilmente truffato. Spiace rilevare che quello del capo dell'Anac è un ulteriore ragionamento antisistema. Nulla di personale, il problema è che si cerca di ovviare al cortocircuito chiamando in causa poteri speciali e distorcendo il quadro. Nel ragionamento di Cantone la bega sarebbe tra Stato e cittadini truffati e a decidere come soggetto terzo e super partes dovrebbe essere lui, che è messo lì dal Governo e però è indipendente e terzo. Se ci si pensa siamo al grottesco istituzionale. Neanche Flaiano con una laurea in giurisprudenza.

Quanto è sotto i nostri occhi, lei diceva, è problematico da due punti di vista. Quello istituzionale lo abbiamo toccato. E l'altro?
E' di natura storico-sistemica. Il fallimento del sistema di controllo sul sistema bancario messo in luce da Banca Etruria è in realtà il primo, macroscopico, fallimento di quella tecnocrazia a cui il paese è stato affidato dal novembre del 2011. Da allora abbiamo avuto tre governi di natura squisitamente tecnica che hanno ricevuto un'investitura più forte dall'esterno che dall'interno in ragione della situazione di emergenza. Un'emergenza che i poteri illuminati, razionali ed efficienti cui è stato affidato il paese non sono riusciti a governare. E che semmai hanno aggravato definitivamente. Neanche fosse stato quello il loro compito.

In un modo o nell'altro si arriva al governo Monti.
E' lo stesso Visco a parlare di "gravissima doppia recessione subita dall'economia italiana dal 2009 al 2013", a dire che c'è stato un calo della produzione industriale del 25% e del Pil del 10% e a dire che la sofferenza delle nostre banche non è derivata da investimenti di natura finanziaria spericolata, come avvenuto in Francia e in Germania, ma come conseguenza della crisi di sistema determinata dall'austerity voluta da Monti e soci. E' chiaro che se si pilota una recessione deflattiva di questo genere a farne le spese prima sono le pmi che falliscono e poi le banche locali che finanziavano queste pmi e che non sono più riuscite a rientrare dalle esposizioni. E allora semplicemente è successo che, essendo in difficoltà, queste banche hanno provato in extremis a fare raccolta presso i piccoli risparmiatori, i più malleabili ed indifesi, portandoli con sé nel fallimento. In questo Visco fa un'analisi onesta e corretta. 

Cominci da lady Etruria, da papà Boschi e dal conflitto di interessi e arrivi all'auto-legittimazione dei poteri tecnici. Perché?