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DIETRO LE QUINTE/ Da Renzi a Monti, passando per la Ue: ecco chi affonda l'Italia

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sembrava che il caso delle banche fallite si fosse concluso, con buona pace di tutti — meno, s'intende, i risparmiatori truffati — all'indomani della mozione di sfiducia brillantemente superata dal ministro Boschi in Parlamento; e invece. Mercoledì, con una mossa a sorpresa, il governo ha reso pubblica la lettera riservata della Commissione Ue sulla opzioni tecniche da adottare per salvare e i risparmiatori. Una contromossa di Renzi sulla quale fioccano i punti interrogativi. Non solo. Renzi ha voluto (e otterrà) una commissione parlamentare d'inchiesta "sulla condizione e sulla vigilanza del sistema bancario e finanziario", questo il titolo del ddl sottoscritto da 42 deputati del Pd. Dopo l'affidamento dell'arbitrato all'Anac di Cantone e la pubblicazione della lettera, è questa la terza mossa con la quale il premier tenta di fugare da sé il sospetto di avere mal gestito il crac delle banche, avallando un'opaca commistione di interessi politici e finanza locale. Un danno politico e di immagine clamoroso che il rottamatore al governo non può permettersi.
Il guaio è che la cronaca di questi giorni potrebbe far sembrare che si sta parlando di cose per addetti ai lavori o delle solite beghe politiche. Nulla di più sbagliato: altro che conflitto di interessi, spiega Alessandro Mangia, costituzionalista. "Il fallimento del sistema di controllo sul sistema bancario messo in luce da Banca Etruria è in realtà il primo, macroscopico, fallimento di quella tecnocrazia a cui il paese è stato affidato dal novembre del 2011".

La vicenda banche è tutt'altro che chiusa, professore, si veda lo scontro Renzi-Ue sulla lettera riguardante le modalità di salvataggio. Intanto, i risparmiatori sono stati truffati. Dov'è finita la tutela del risparmio?
Non saprei, e purtroppo non è solo una battuta. Con la privatizzazione di Bankitalia e la sua trasformazione in qualcosa di molto diverso da una banca centrale in senso classico, il contesto è radicalmente cambiato. L'articolo 47 della Costituzione dice che "la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme" e la Banca d'Italia era l'ente che, su mandato del Governo, doveva svolgere questa funzione di tutela dei piccoli risparmiatori.

Era? Doveva?
Oggi i risparmiatori — piccoli e meno piccoli — non hanno più una Banca centrale che li tutela. E l'art. 47 è paralizzato dalle regole europee che trattano i risparmiatori come speculatori che devono fallire con le loro banche. Mentre a rigore bisognerebbe dire che la normativa sul bail in è semplicemente incostituzionale e che bisogna scegliere tra Costituzione e bail in. E non scegliendo, semplicemente si amputa un altro pezzo di Costituzione e del suo modello sociale. 

Quale modello sociale?
Quello fatto di piccoli risparmiatori che dovevano riuscire a diventare proprietari della loro abitazione. Anche questo sta nell'art. 47: tutela del piccolo risparmio e accesso alla proprietà dell'abitazione. Faccio solo notare che da anni sulla Bild.de e sulla stampa tedesca si lamenta che gli italiani sarebbero molto più ricchi dei tedeschi perché sarebbero al 70% piccoli proprietari mentre sarebbe normale vivere in affitto. E non è da oggi che Monti lamenta — per conto terzi — che la proprietà dell'abitazione, ancorando la gente a un territorio, ostacola la mobilità interna all'Unione. E cioè le migrazioni economiche che piacciono tanto ai Grandi Architetti d'Europa. 

Raffaele Cantone nella sua intervista al Corriere ha detto che la camera arbitrale interna all'Anac farebbe egregiamente il suo lavoro, senza interferire con la magistratura. "Non ci occuperemo della crisi del sistema bancario, bensì di situazioni specifiche". 


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