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DIETRO LE QUINTE/ Renzi pensa al "bis", ma sbatte contro i diritti civili

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In realtà i fronti aperti sono sempre più numerosi, e molti sono già finiti sotto la lente d'ingrandimento dell'Europa, dal caso banche, alla legge di stabilità, ala gestione del flusso dei migranti. Anche sul piano europeo Renzi mette in pratica l'antico adagio secondo cui "la miglior difesa è l'attacco". Così ha attaccato la Merkel nell'ultimo vertice europeo, guadagnando un invito a Berlino per i primi giorni dell'anno. La cifra del suo 2016 si vedrà da lì, anche perché oggi il nostro paese appare molto isolato sul piano europeo, come dimostra il caso immigrazione, un terreno sul quale in un lampo l'Italia si è trovata da vittima a grande accusata per le mancate identificazioni.

Un gioco al continuo rialzo che il premier ha in mente di praticare anche in Italia, ponendo in cima alla lista dei buoni propositi per l'anno nuovo i diritti civili, dallo jus solii alle unioni civili. Si tratta di temi scivolosi e divisivi, il secondo soprattutto. I centristi hanno sin qui avuto successo nel provocare l'impantanamento al Senato, per evitare che le unioni civili si trasformino in un cavallo di Troia delle stepchild adopotions e dell'utero in affitto. Una battaglia di bandiera che non accenna a interrompersi e che sarà difficile superare con maggioranze variabili, rivolgendosi ai 5 Stelle.

Scegliere i diritti civili come terreno su cui misurare la forza riformatrice del governo potrebbe di conseguenza essere foriero di brutte sorprese per il premier, sinora abile nell'evitare gli scogli più acuminati che si sono presentati lungo la rotta della navicella del governo.  

Ma è la somma dei vari fronti aperti che potrebbe alla fine lentamente togliere ossigeno al governo. Il caso banche è ben lungi dall'essere chiuso, al punto che la troppa cautela del governo ha provocato la discesa in campo di Mattarella. Governo assente anche di fronte all'emergenza smog. Ma il vero banco di prova potrebbero essere le amministrative. Oggi Torino, Milano e Roma sono in mano al Pd. Solo Fassino nel capoluogo piemontese veleggia abbastanza tranquillo verso la riconferma. Per il resto, ogni battaglia persa (c'è anche Napoli), verrà addebitata a Renzi dai tanti oppositori, interni ed esterni, oggi acquattati nell'attesa di un passo falso decisivo. Ecco perché un rimpasto potrebbe non bastare. 

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