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DISCORSO DI FINE ANNO/ Renzi, spendi troppo e cresci troppo poco

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Renzi ha attaccato la Merkel per la questione dell’austerità, ma poi ha riconosciuto che la flessibilità è stata concessa. Se in primavera ci riconoscessero lo 0,2% in più che l’Italia si è già presa, saremmo nell’ambito di una flessibilità dell’1% del Pil, pari cioè a 16 miliardi di euro. Il problema vero è dimostrare che questa flessibilità serve alla ripresa. Usare la spesa in deficit per rilanciare l’economia è giustificato anche in sede europea. Ma se il deficit serve per una spesa improduttiva, in primavera pioveranno le critiche di Bruxelles.

 

Alla luce di questo scenario, qual è il fronte più caldo per Renzi? L’Europa, il parlamento o le amministrative?

Il fronte politico più caldo sono le urne. A primavera avremo il primo vero test elettorale per il governo Renzi, se si esclude quello delle europee. Il voto nelle quattro grandi città (Milano, Torino, Roma e Napoli) è una prova talmente delicata che il premier sta già dicendo che dal punto di vista politico non conterà, e che anzi la sfida decisiva sarà quella del referendum costituzionale.

 

Perché il capo del governo fa queste affermazioni?

Perché se l’esito per Renzi fosse una sconfitta politica, con due città che passano all’opposizione, si indebolirebbe su tutti gli altri fronti, inclusi Europa e Parlamento. Finora Renzi ha camminato sulle acque grazie al suo consenso interno, e in Europa ha sempre potuto dire: “Lasciatemi fare che così tengo a bada i partiti anti-sistema”. Se l’M5s dovesse conquistare Roma, la sua posizione in Europa diventerà molto più precaria.

 

(Pietro Vernizzi)



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