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J'ACCUSE/ Cirino Pomicino: manca un'idea di Paese che vogliamo

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Paolo Cirino Pomicino (Infophoto)  Paolo Cirino Pomicino (Infophoto)

In primo luogo un carico di interessi oltre i 70 miliardi di euro l’anno non è più sostenibile con una crescita così bassa. Serve una misura di finanza straordinaria, che per inciso non è la patrimoniale, in grado di ridurre lo stock di debito accumulato di almeno l’8-10%. Questo consentirebbe di recuperare risorse per investimenti in modo consistente, e nel contempo di attuare una disciplina molto più semplice sul terreno sia degli appalti pubblici sia dell’apertura di grandi aziende. Ciò che occorre è una politica industriale che non si basi su incentivi a pioggia, bensì lo concentri su alcuni settori. Manca un’idea del Paese che vogliamo.

 

Lei dice che al governo manca un’idea. E la sua idea qual è?

Il governo dovrebbe mettere in moto meccanismi che consentano alla ricchezza nazionale di poter dare una mano. Serve un’industria manifatturiera a tecnologia avanzata. Ciò comporta il recupero di risorse che possano consentire investimenti infrastrutturali e agevolazioni fiscali concentrati su alcuni settori. Non c’è nulla di tutto questo, e quindi si vivacchia, con una crescita che ormai da 20 anni è intorno allo 0,7-0,8%. Mentre negli anni ’80, nonostante ci fossero l’inflazione a due cifre e il terrorismo rosso, l’Italia crebbe del 27% in dieci anni.

 

Dopo il crac delle quattro banche, com’è la salute di cui gode il sistema bancario italiano?

Il sistema bancario sta attraversando una sorta di appesantimento perché i governi italiani che si sono succeduti, contrariamente a quelli di altri Paesi, in questi anni non hanno fatto nulla. Oggi il mondo del credito si ritrova con una disciplina ferrea e in parte folle. Per esempio le norme europee impediscono ai fondi pubblici degli Stati membri di intervenire nel sistema bancario, mentre lo consente a quelli di altri Paesi come Qatar, Cina e Singapore.

 

(Pietro Vernizzi)



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